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comùne, agg., sm. e sf. agg. 1 Che è di tutti o si riferisce a tutti. ~ generale, collettivo, pubblico. <> individuale, privato. 2 Proprio della maggioranza. ~ collegiale, generale. <> individuale, singolo. 3 Che riguarda un gruppo stretto di persone o cose. 4 Usuale. ~ abituale. <> anomalo. 5 Cordiale, imparziale. 6 Dozzinale. ~ ordinario. <> fine. 
sm. 1 Ente territoriale autonomo nella cerchia dei principi stabiliti dalle leggi generali della repubblica, che ne regolano le funzioni. 2 Normalità. ~ regola. 3 Marinaio semplice della marina da guerra. 
sf. In un ambiente scenico chiuso, la porta che si finge comunichi con l'esterno. 
Comùne di Parìgi Governo rivoluzionario formatosi a Parigi dal 18 marzo al 28 maggio 1871. In seguito alla sconfitta nella guerra con la Prussia e all'incapacità del governo di controllare la situazione politica, militare ed economica nel Paese, si scatenarono forze rivoluzionarie contrarie al governo di A. Thiers e all'assemblea nazionale. Il governo si rifugiò a Versailles, lasciando la città al controllo del comitato centrale della guardia nazionale che fu affiancato dal consiglio generale della Comune, proclamato il 28 marzo. L'esperienza durò poco; a causa delle divergenze interne e dell'isolamento dal resto del paese, si verificarono sanguinosi scontri (20.000 comunardi rimasero uccisi), poi le truppe governative guidate da E. P. Mac-Mahon riuscirono a ristabilire l'ordine nel giro di una settimana. Seguì una repressione sanguinosissima con deportazioni, condanne a morte e fucilazioni. 
comunèlla, sf. 1 Accordo tra persone aventi lo stesso chiaro scopo. 2 Chiave che apre tutte le porte di un albergo. 
comuneménte, avv. 1 Generalmente, di solito. ~ abitualmente. 2 In comune. ~ insieme. 3 Banalmente. ~ ordinariamente. 
comunicàbile, agg. Che può essere comunicato. 
comunicabilità, sf. L'essere comunicabile. 
comunicàndo, sm. Chi sta per ricevere l'Eucarestia. 
comunicànte, agg., sm. e sf. agg. Che comunica. 
sm. Chi amministra l'Eucarestia. 
sm. e sf. Chi si comunica. 
comunicàre, v. v. tr. 1 Far sapere. ~ divulgare. <> celare, tacere. riuscì pur con grande fatica a comunicarle ciò che stava provando in quei momenti felici. 2 Amministrare la comunione. il sacerdote comunica i fedeli presenti alla Messa
v. intr. 1 Essere in rapporto con qualcuno. 2 Essere in comunicazione. ~ corrispondere. non aveva alcuna possibilità di comunicare in quello stato di isolamento
v. intr. pron. 1 Propagarsi. ~ trasmettersi. un senso di frustrazione si comunicò fra i reparti più avanzati. 2 Ricevere l'eucarestia. 
comunicatìva, sf. Naturale facilità a comunicare con gli altri. ~ espansività. <> chiusura. 
comunicatìvo, agg. 1 Atto a comunicarsi. 2 Che ha o dimostra buona comunicativa. ~ affabile, espansivo. <> chiuso, riservato. 
comunicàto, sm. Notizia, informazione ufficiale variamente divulgata. ~ avviso. 
comunicatóre, sm. Chi comunica con una certa padronanza. 
comunicazióne, sf. 1 Atto, effetto del comunicare. ~ messaggio, notizia, trasmissione. 2 Accomunamento. 
comunióne, sf. 1 Comunanza di interessi o altro. ~ condivisione, partecipazione. <> separazione. 2 Sacramento dell'eucarestia. 3 Il dividere con altri il diritto di proprietà di un bene. 
Comunìsmo Vetta (7.495 m) del Tagikistan, la più elevata nel massiccio del Pamir. 
comunìsmo, sm. Sistema politico, sociale ed economico basato sull'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e dei prodotti del lavoro. Ha assunto caratteristiche diverse nei tempi, da Platone a Tommaso Moro a Campanella; è passato da una concezione utopistica e di esaltazione della natura a un significato più storico e rivoluzionario, a seguito della rivoluzione industriale del XVIII sec. I primi teorici furono i socialisti utopisti come Babeuf, Saint-Simon, Fourier, Proudhon, Owen; il pensiero comunista fu poi precisato ed enfatizzato dall'opera di K. Marx e F. Engels, con un'analisi critica del sistema di produzione e sociale del capitalismo. Con l'opera Il Manifesto del Partito comunista (1848) venne esposta una prima strategia politica mirante, nel tempo, alla creazione di una società senza classi. In questa società, non esistendo più classi sociali distinte, lo stato stesso deve cessare di esistere, a favore della dittatura del proletariato e per mezzo della salita al potere della classe operaia. Tale strategia fu accettata nel 1871 dalla Prima Internazionale. La Seconda Internazionale (1889) riorganizzò partiti e sindacati europei in modo riformista. Fu dominata dal pensiero di Marx e si proponeva di abbattere il sistema capitalistico così come di migliorare le condizioni del lavoro e di promulgarne una legislazione internazionale. Nel 1919 la corrente rivoluzionaria, guidata da Lenin, si separò formando la Terza Internazionale cui aderirono sessanta partiti rivoluzionari. Essa fu fortemente accentratrice e si oppose con forza ai partiti socialdemocratici e riformisti. Fu sciolta da Stalin nel 1943. La Quarta Internazionale fu fondata a Parigi da Trockij dopo il distacco da Stalin, ma ebbe scarso successo. Il comunismo è stato quindi adattato e modificato, secondo le varie situazioni storiche, dal leninismo e dal maoismo in Russia e in Cina, nonché nei numerosi tentativi di socialismo reale fatti in Europa orientale, Africa e Asia nel XX sec. Il fallimento dell'esperienza sovietica ha prodotto una crisi del comunismo, culminata alla fine degli anni '80 nella dissoluzione del blocco comunista legato all'Unione Sovietica. 
comunìsta, agg., sf. e sm. (pl. m.-i) agg. Del comunismo. ~ marxista. <> capitalista. 
sm. e sf. 1 Seguace del comunismo. ~ bolscevico. 2 Relativo o appartenente a un partito comunista. ~ compagno. 
comunìstico, agg. (pl. m.-ci) Del comunismo. 
comunistizzàre, v. tr. Conquistare o ridurre al comunismo.