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angìte, sf. Denominazione generica di affezioni del sistema vascolare. 
Angiùlli, Andrèa (Castellana 1837-Roma 1890) Pedagogista e filosofo italiano. Fondatore della Rivista critica di scienze, lettere ed arti, insegnò pedagogia alle università di Bologna e di Napoli. Fu un convinto difensore delle teorie positiviste, che applicò principalmente nel campo dell'insegnamento. Tra le opere, La filosofia e la ricerca positiva (1868), La pedagogia e la filosofia positiva (1872), La pedagogia, lo Stato e la famiglia (1876) e La filosofia e la scuola (1888). 
anglesìte, sf. Solfato di piombo localizzato nelle miniere dell'Iglesiente, in Sardegna e in Africa, a Tsumeb. 
Ànglia Denominazione medievale di Inghilterra. 
anglicanésimo, sm. Complesso di dottrine, riti e gerarchie della chiesa anglicana che, separatasi da Roma, si costituì nel 1534 a opera di Enrico VIII; il re provocò lo scisma perché papa Clemente VII non gli concesse l'annullamento del matrimonio con Caterina d'Aragona; con l'Atto di supremazia, approvato dal Parlamento, pose se stesso a capo della chiesa. Durante il regno di Edoardo VI fu redatto il Book of Common Prayer (1549), mentre con Elisabetta I furono introdotti alcuni principi della dottrina protestante calvinista (matrimonio dei religiosi, liturgia in volgare ecc.), oltre a Trentanove articoli di religione (1571), che costituirono il corpo ufficiale della dottrina anglicana. Durante il regno di Anna Stuart, si riconfermò il carattere subalterno della Chiesa nei confronti della corona (Atto di uniformitÓ, 1713; Atto sullo scisma, 1714). Divergenze e polemiche si fecero presto sentire: alla fine del XVIII sec., W. Law e i fratelli Wesley avviarono il movimento metodista; gli evangelici, di orientamento calvinista, organizzarono la corrente della Low Church (chiesa bassa); nel XIX sec. il movimento di Oxford, istituendo la High Church (chiesa alta) recuperò alcuni tratti del cattolicesimo. Gli anglicani sono circa sessanta milioni. 
anglicàno, agg. e sm. agg. Della chiesa protestante d'Inghilterra. 
sm. Chi professa la religione anglicana. 
anglicìsmo, sm. Parola o costrutto della lingua inglese entrato in un'altra lingua. 
anglicizzàre, v. v. tr. Adattare, improntare agli usi e costumi inglesi. 
v. intr. pron. Assumere costumi o atteggiamenti propri degli inglesi. 
ànglico, agg. 1 Degli antichi angli. 2 Inglese, anglosassone. 
Anglin, Margaret (Ottawa 1876-Toronto 1958) Attrice canadese. Dotata di notevole versatilità artistica, passò indifferentemente dall'interpretazione di ruoli classici in opere di Sofocle e Shakespeare all'interpretazione di ruoli moderni in opere di Shaw e Wilde. 
anglìsmo, sm. Anglicismo. 
anglìsta, sm. e sf. Studioso di lingua e letteratura inglese. 
anglìstica, sf. Studio della lingua, della letteratura e della cultura inglesi. 
ànglo, sm. Appartenente all'antica popolazione germanica stanziata nell'attuale Inghilterra. 
angloamericàno, agg. e sm. Pertinente all'Inghilterra e agli Stati Uniti d'America con riferimento alla comune tradizione linguistica e ad alcuni aspetti culturali. 
anglocattòlici, sm. Anglicani che hanno ripreso gli usi e i costumi inglesi del periodo antecedente la riforma. 
anglòfilo, agg. e sm. Che, chi simpatizza per gli inglesi e per ciò che è inglese. 
anglòfono, agg. e sm. Che, chi parla la lingua inglese. 
Anglóna Regione della Sardegna settentrionale che si affaccia sul golfo dell'Asinara. I centri principali sono Sassari, Castelsardo, Osilo, Porto Torres, Sorso e Sennori. 
anglo-normànno, agg. e sm. agg. e sm. Relativo agli elementi della cultura francese introdotti in Inghilterra dopo la conquista di Guglielmo I, nel 1066. 
sm. Dialetto che si diffuse in Inghilterra nel 1066. 
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