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manipolatóre, agg. e sm. (f.-trìce) 1 Che, o chi, manipola. 2 Dispositivo per manipolare a distanza qualcosa. 
manipolazióne, sf. 1 Il manipolare. la manipolazione di quei prodotti richiedeva molta cautela. 2 Sofisticazione, adulterazione. la manipolazione dei vini Ŕ proibita dalla legge. 3 Truffa. si verificarono manipolazioni dei voti
manìpolo, sm. 1 Drappello non numeroso di soldati e simili. ~ plotone. 2 Drappo con la croce che il sacerdote porta al braccio sinistro durante la Messa. 
Manipur Stato (1.827.000 ab.) federato dell'India, nell'Assam orientale. Capitale Imphal. 
Manisa Città (158.000 ab.) della Turchia, nella regione del mar Egeo. Capoluogo della provincia omonima (1.152.000 ab.) che occupa la pianura del fiume Gediz. 
maniscàlco, sm. (pl.-chi) Chi ferra i cavalli per mestiere. 
manìsmo, sm. Culto dei mani. 
Manitoba Provincia (1.095.000 ab., capoluogo Winnipeg) del Canada dal 1870, si trova tra gli Stati Uniti d'America, l'Ontario, il Saskatchewan, i territori del Nord-ovest e la baia di Hudson. Il territorio è prevalentemente pianeggiante e ricco di fiumi (Saskatchewan, Churchill, Nelson) e laghi (Winnipeg, Winnipegosis, Manitoba). Le principali risorse economiche sono costituite dalle foreste, dalla coltivazione dei cereali e dai giacimenti minerari di cadmio, oro, zinco, argento e nichel. È sede di industrie metallurgiche, alimentari e petrolchimiche. 
Manitoulin Isola (11.000 ab.) del Canada, nel lago Huron, all'imbocco della Georgian Bay. La maggiore isola lacustre, per superficie, del mondo. 
manitù, manitu o manito, sm. Secondo le popolazioni allogene dell'America settentrionale, potenza della realtà umana e cosmica che si manifesta a tutti i livelli. I giovani venivano sottoposti a pratiche di iniziazione estenuanti per cadere in trance e avere una visione del loro manitu. 
Manizales Città (275.000 ab.) della Colombia, nella valle del Cauca. Capoluogo del dipartimento di Caldas. 
manìzza, sf. 1 Manicotto foderato di pelliccia. 2 Manubrio. 3 Guanti utilizzati dai corridori ciclisti. 
Mankiewicz, Joseph L. (Wilkes Barre 1909-Bedford 1993) Regista cinematografico statunitense. Diresse Eva contro Eva (1950), Uomini e cobra (1970), Gli insospettabili (1972). 
Mànlio Capitolìno, Màrco (?-384 a. C.) Console romano. Nel 392 a. C. divenne console e nell'invasione di Roma da parte dei galli del 390 a. C., avvertito dallo starnazzare delle oche, salvò il Campidoglio dagli assalitori. Sospettato di aspirare alla tirannide fu messo a morte. 
Mànlio Torquàto, Tìto (IV sec. a. C.) Generale romano di celebre rigore e severità: secondo leggenda avrebbe giustiziato il figlio che aveva trasgredito un suo ordine. 
Mànlio Vulsóne Lóngo, Lùcio (III sec. a. C.) Politico e generale romano. Come console, nel 256 a. C., sconfisse i cartaginesi nella battaglia navale di Ecnomo insieme ad Attilio Regolo e guidò il corpo di spedizione romano in Africa. Di nuovo console, nel 250 a. C., iniziò l'assedio a Lilibeo, l'odierna Marsala. 
Mann, Anthony (San Diego 1907-Berlino 1967) Regista cinematografico statunitense. Diresse Winchester 73 (1950), LÓ dove scende il fiume (1951) e L'uomo di Laramie (1954). 
Mann, Heinrich (Lubecca 1871-Santa Monica, California 1950) Romanziere tedesco. Tra le opere Nel paese di Cuccagna (1900) e Il professor Unrat (1905). 
Mann, Michael (1943-) Regista cinematografico statunitense. Diresse Manhunter (1986), e L'ultimo dei Mohicani (1992). 
Mann, Thomas (Lubecca 1875-Zurigo 1955) Scrittore tedesco, appartenente a una ricca famiglia di commercianti, visse a Monaco dal 1893 e, dopo l'ascesa del nazismo, si rifugiò all'estero, principalmente in Svizzera. Nel 1901 pubblicò il romanzo I Buddenbrook, che racconta la decadenza di una ricca famiglia di Lubecca, delineando il tema del contrasto tra arte e vita, sempre presente nelle sue opere. Nel Tristano (1903) è la musica a essere raffigurata come elemento di disgregazione, mentre nel Tonio Kr÷ger (1903) la letteratura si contrappone ai valori deteriori della borghesia. In Morte a Venezia (1913) l'attrazione per i temi della morte e del disfacimento raggiungono l'apice. Dopo la prima guerra mondiale, nella quale assunse una posizione interventista e nazionalista, Mann supera il fascino dell'ideologia nietzschiana e riscopre i valori della razionalità. La montagna incantata (1924) descrive i dibattiti ideologici dell'inizio del secolo e sembra prefigurare gli eventi tragici dell'epoca hitleriana. Nelle opere successive, Giuseppe e i suoi fratelli (1932-1943) e Doctor Faustus (1947) Mann trasfigura la situazione contemporanea anticipando forse il crollo della Germania e cercando di conciliare mito e intelletto, borghesia e arte. Nel 1929 ricevette il premio Nobel. 
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