sm. Dottrina filosofica originata in occidente dalla sofistica greca che fu fatta propria dallo scetticismo antico e moderno, dal criticismo, dall'empirismo e dal pragmatismo. Sostiene la relatività della conoscenza umana, poiché ogni affermazione è riferita a particolari fattori. Per i sofisti, nessun atto conoscitivo raggiunge la natura oggettiva delle cose, né rappresenta una verità assoluta valida per ognuno. La conoscenza è sempre condizionata dal singolo soggetto che percepisce e pensa; non esistono criteri universali che consentano di discriminare la verità e la falsità delle conoscenze soggettive. Per Protagora (485 a. C.-415 a. C.) non esistono un bene e una giustizia assoluti, che possano valere da norma definitiva per i comportamenti etico politici. La misura del giusto e del bene non è l'individuo singolo, ma l'intera comunità a cui egli appartiene. Giusto sarà ciò che appare tale alla maggioranza, ciò che giova alla città e ottiene il consenso più ampio possibile dei cittadini. Il consenso del pubblico diventa la misura della verità di un discorso.
Relativismo culturale Teoria formulata, a partire dal
particolarismo culturale di F. Boas, dall'antropologo statunitense Jean Melville Herskovits (1895-1963) secondo la quale, considerato il carattere universale della cultura e la specificità di ogni singola cultura, ogni società è unica e diversa da tutte le altre, mentre i costumi hanno sempre una giustificazione nel loro contesto specifico. Da questa teoria sono derivate numerose tesi che raccomandano il rispetto delle diverse culture e dei valori in esse professati. La diffusione di queste idee ha portato a un riesame degli atteggiamenti nei confronti dei paesi del Terzo Mondo e a una maggiore cautela negli interventi (aiuti umanitari condizionati all'adozione di determinati comportamenti, propaganda religiosa delle missioni cristiane ecc.).
lemma precedente:
relativaménte, avv.lemma successivo:
relativìsta, sm. e sf.