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Smetana, Bedrich(Litomysl 1824-Praga 1884) Compositore boemo. Figlio di un dilettante di violino, a quattro anni era già capace di sostituire il padre nell'esecuzione di quartetti. Studiò nel collegio di Nêmesky-Brod, poi a Praga e a Pilsen. Contemporaneamente continuava lo studio del pianoforte e del violino. A Praga nel 1840 conobbe F. Liszt e nel 1846 H. Berlioz. Nel 1848 scrisse a Liszt della sua intenzione di creare una sua scuola di musica a Praga, ricevendone un incoraggiamento e un contributo in denaro. Scoppiata la rivolta popolare, Smetana fece parte della guardia nazionale, e, per l'occasione, compose una marcia e un'ouverture. La rivolta fu soffocata rapidamente. Dal 1850 al 1856 fu maestro di piano dell'imperatore Ferdinando I. Nel 1856 accettò l'incarico di direttore della Società Filarmonica di Göteborg. Nel 1861 tornò in patria stabilendosi a Praga, dove si dedicò alla coltivazione della musica nazionale ceca, dando come compositore un contributo fondamentale con i suoi lavori sia in campo sinfonico sia in campo operistico. Fu anche animatore della vita culturale e musicale, come direttore del Circolo degli artisti e della Società corale Hlalol. Nel 1884 sofferente di disturbi mentali venne ricoverato in manicomio. Smetana è il fondatore della scuola nazionale ceca. Tra i suoi lavori, si ricordano le opere teatrali La sposa venduta (1886), che è considerato il suo capolavoro, I brandeburghesi in Boemia (1862-1863), Dalibor (1868), Libuše (1872), Le due vedove (1874), Il bacio (1876), Il segreto (1878) e il Muro del diavolo (1882). Tra i lavori per orchestra, si citano i poemi sinfonici Riccardo III, Il campo di Wallenstein, Haakon Jarl (1858-1861), il popolarissimo ciclo di poemi sinfonici La mia patria (1874-1879) ispirati a leggende, vicende e paesaggi boemi, il quartetto in mi minore Dalla mia vita (1876-1879), un Trio per violino, violoncello e pianoforte (1855); inoltre, numerose composizioni per piano (improvvisi. 
valzer, polke e danze boeme). 
sméttere, v.v. tr. 1 Far terminare. smetterla, farla finita. 2 Non utilizzare più. smettere un vestito
v. intr. Desistere, lasciare. 
smezzàre, v. tr.1 Dividere in due parti uguali. 2 Consumare una metà. 
SMISigla di Società Metallurgica Italiana. 
smidollàre, v.v. tr. 1 Levare il midollo. 2 Indebolire, togliere vigore. 
v. intr. pron. Perdere forza e vigore. 
smidollàto, agg. e sm.agg. Debole, per nulla vigoroso. 
sm. Chi è debole e incapace. ~ inetto. <> risoluto. 
smielàre, v. tr.Recuperare il miele dai favi. 
smielàto, agg.Che ha subito la smielatura. 
smielatóre, sm.Macchina utilizzata per estrarre il miele dai favi, senza danneggiarli. 
smielatùra, sf.L'operazione dello smielare. 
smilax, sf. invar.Genere di piante per lo più rampicanti appartenenti alla famiglia delle Gigliacee. Vivono nelle zone temperate e tropicali. 
smileyNel linguaggio informatico indica un disegno costituito di soli caratteri utilizzato nella posta elettronica. 
smilitarizzàre, v. tr.1 Riportare la situazione alle condizioni normali precedenti la guerra, per quanto riguarda le persone e le strutture utilizzate. 2 Liberare una zona da qualsiasi postazione o struttura militare. <> militarizzare. 
smilitarizzàto, agg.Che non presenta postazioni o strutture militari. 
smilitarizzazióne, sm.L'atto di smilitarizzare. 
smìlzo, agg.1 Che è alto e snello. ~ asciutto. <> grosso. 2 Esiguo, minuto. 
sminàre, v. tr.Liberare una zona dal pericolo delle mine. 
sminthurus, sm. invar.Genere di Insetti collemboli saltatori dall'addome globoso appartenenti alla famiglia degli Sminturidi. 
sminuìre, v.v. tr. 1 Attenuare. 2 Ridurre l'importanza. 
v. intr. pron. Darsi minore importanza. 
sminuzzaménto, sm.Il ridurre a piccoli pezzi.