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sticometrìa, sf. Nell'antichità classica, misurazione della lunghezza di un'opera letteraria effettuata calcolando il numero di linee che la componevano. 
sticòmetro, sm. Metodo utilizzato nell'antichità per misurare la lunghezza di un'opera letteraria. 
sticomitìa, sf. Dialogo di un dramma a botta e risposta. 
Stièlidi Famiglia di ascidiacei, appartenenti all'ordine degli Stolidobranchiati, comprendente individui cosmopoliti che vivono in colonie o da soli. 
Stiènta Comune in provincia di Rovigo (3.004 ab., CAP 45039, TEL. 0425). 
stiepidìre, v. tr. Riscaldare lievemente, far diventare tiepido. 
Stiffelio Opera in tre atti di G. Verdi, libretto di F. M. Piave (Trieste, 1850). 
Stifter, Adalbert (Oberplan, Boemia 1805-Linz 1868) Scrittore austriaco. Tra le opere Studi (1844-1850) e Pietre variopinte (1853). 
Stìge 1 Nell'antichità, torrente dell'Arcadia che sorgeva dal monte Aroánia, l'odierno Chelmos, per poi precipitare in un gola di oltre 200 m d'altezza e confluire nel Crati nei pressi di Nonacri. 2 In letteratura, la palude che circonda la città di Dite nell'Inferno dantesco. 
Stigliàno Comune in provincia di Matera (6.576 ab., CAP 75018, TEL. 0835). 
stigliàre, v. tr. Liberare dagli steli le fibre della canapa, del lino, della iuta. 
stigliatùra, sf. L'operazione dello stigliare. 
stìgma, sm. (pl.-i) 1 Segno fatto sulla fronte degli schiavi per indicare che avevano tentato di fuggire. 2 Parte del pistillo che riceve il polline. 3 Macchia colorata sulle ali delle farfalle. 
stìgma, sm. (pl.-i) 1 Segno fatto sulla fronte degli schiavi per indicare che avevano tentato di fuggire. 2 Parte del pistillo che riceve il polline. 3 Macchia colorata sulle ali delle farfalle. 
stigmàtico, agg. (pl. m.-ci) 1 Relativo allo stigma. 2 Di un sistema ottico che fa corrispondere a un punto dell'oggetto, un punto dell'immagine. 
stigmatìsmo, sm. La condizione di un sistema ottico stigmatico. 
stigmatizzàre, v. tr. 1 Biasimare, criticare. 2 Segnare con le stigmate o lo stigma. 
Stignàno Comune in provincia di Reggio Calabria (1.645 ab., CAP 89040, TEL. 0964). 
Stigocaridàcei Ordine di minuscoli Crostacei Malacostraci Sincaridi privi di occhi e di carapace. Sono diffusi nella Nuova Zelanda e nell'America meridionale. 
stil nòvo (o stilnovo) Il dolce stil novo della definizione dantesca (Purgatorio XXIV, 57) designa la scuola poetica italiana che si sviluppò prima a Bologna e poi in Toscana verso la fine del XIII sec., a opera di un gruppo di poeti (detti stilnovisti), tra i quali Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Lapo Gianni, Gianni Alfani, Cino da Pistoia che riconoscevano come loro maestro il bolognese G. Guinizzelli. Gli sviluppi più originali furono quelli di Dante e di Guido Cavalcanti. La poesia Al cor gentil rempaira sempre amore di Guinizzelli può essere considerata una sorta di manifesto del movimento. Gli stilnovisti svilupparono in modo originale modi espressivi e contenuti dei provenzali e della scuola siciliana e seppero integrare le tematiche della poesia cortese. Tema della loro poesia è l'amore, per mezzo del quale la donna, angelico tramite tra l'uomo e Dio, compie miracolosi effetti nel cuore del poeta avviandolo alla ricerca della virtù. L'esperienza amorosa, indagata e analizzata nei suoi risvolti psicologici, morali ed estetici, diventa l'essenza della vita spirituale del poeta. Lo stilnovo si propose di creare un linguaggio poetico capace di superare i limiti dei vari dialetti. Le scelte linguistiche sono improntate a chiarezza e leggerezza, pur sottendendo spesso ragionamenti filosofici o meditazioni profonde. Con lo stilnovo il volgare toscano diventa lingua letteraria italiana.