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tarmàre, v. v. tr. Rodere, guastare. 
v. intr. pron. Essere roso dalle tarme. 
tarmicìda, agg. e sm. agg. In grado di uccidere le tarme. 
sm. Sostanza in grado di uccidere le tarme. 
Tarn Dipartimento (343.000 ab.) della Francia meridionale, attraversato dal fiume omonimo. Capoluogo Albi. Situato tra il Massiccio Centrale e la conca dell'Aquitania, il suo territorio, montuoso e collinare, è coltivato in parte a boschi e pascoli e in parte a prodotti agricoli (cereali, frutta, vite e ortaggi). Sviluppato l'allevamento ovino. Nel dipartimento si trovano miniere di carbone. Le principali industrie sono quelle chimiche, metalmeccaniche, alimentari (formaggi), enologiche, calzaturiere e dell'abbigliamento. 
Tarn 
Fiume (375 km) della Francia meridionale. Nasce dalle Cevenne e confluisce nella Garonna. 
Tarn-et-Garonne Dipartimento (200.000 ab.) della Francia sudoccidentale, attraversata dai fiumi Tarn e Garonna. Capoluogo Montauban. Si estende nel settore sudoccidentale del paese, nell'Aquitania (regione Midi-Pyrénées). Territorio prevalentemente pianeggiante e collinare, è coltivato a frumento, mais, avena, orzo, vite, ortaggi e frutta. Sviluppato anche l'allevamento. Le principali industrie presenti sono quelle meccaniche, alimentari, calzaturiere e dell'abbigliamento. Centri principali sono: Montauban, Moissac e Castelsarrasin. 
Tarnów Città (121.000 ab.) della Polonia, capoluogo del voivodato omonimo. 
Tàro Fiume (125 km) dell'Emilia Romagna. Nasce dall'Appennino Ligure e confluisce nel Po, a valle di Roccabianca, nella pianura padana. Bagna le città di Borgo Val di Taro e Fornovo di Taro. 
taroccàre, v. tr. Truffare, alterare. 
taròcchi, sm. pl. Antico gioco di carte con regole che variano da nazione a nazione. 
taròcco, sm. (pl.-occhi) 1 Ognuna delle carte che contiene rappresentata una allegoria, usata assieme alle normali carte da gioco, per il gioco dei tarocchi. 2 Pregiata varietà di arancio con buccia sottile e polpa succosa e priva di semi. 
tarpan, sm. invar. Nome comune del Mammifero Perissodattilo Equus gmelini, un cavallo di grandi dimensioni che viveva nelle steppe e nelle savane russe prima di estinguersi nel XIX sec. Appartiene alla famiglia degli Equidi. 
tarpàno, agg. Zotico. 
tarpàre, v. tr. 1 Impedire di volare, tagliando le punte delle ali. 2 Impedire a una persona di esprimersi senza condizionamenti. 
tarpatùra, sf. L'operazione consistente nel tarpare. 
Tarpèa (rupe) Pendio del versante meridionale del Campidoglio da cui venivano gettati i traditori dello stato. 
Tarquìnia Comune (14.000 ab., CAP 01016, TEL. 0766) della provincia di Viterbo. Situata a 133 m su di un'altura presso il litorale tirrenico. Fondata nel I millennio a. C., fu una delle principali città etrusche della Decapoli. Importante necropoli, vi si possono trovare circa 150 tombe etrusche scavate nel tufo e decorate da affreschi (VI-I sec. a. C.). In epoca romana fu municipio. Testimonianza dell'antichità sono i resti delle mura ciclopiche, le chiese romaniche, il Museo Nazionale che ha sede nel palazzo Vitelleschi (XV sec.) e contiene importanti reperti etruschi, il duomo del XVI sec. e il palazzo dei Priori del XIII sec. 
Tarquìnio il Supèrbo Secondo tradizione, settimo re di Roma dal 534 a. C., figlio o nipote di Tarquinio Prisco, succedette al trono a Servio Tullio, suo genero, che uccise e del quale sposò la figlia. Nel 509 a. C. venne detronizzato da Bruto e Collatino e in seguito cercò vanamente, con alleanze con i latini e con Porsenna, di riconquistare il trono. 
Tarquìnio Prìsco, Lùcio Secondo tradizione, quinto re di Roma dal 616 al 579 di origini etrusche. Riportò vittorie contro i latini e bonificò il foro, oltre a incentivare la costruzione della cloaca massima e del tempio della triade capitolina. Figlio di Demarato, esiliato da Corinto si stabilì a Roma con la moglie Tanaquilla. Riuscì a farsi eleggere re con il supporto di Anco Marcio, che lo preferì come suo successore ai suoi figli. Introdusse usi e costumi etruschi nella civiltà romana, come le insegne dei fasci littori, la toga purpurea e i trionfi. Alcuni storici lo identificano con Tarquinio il Superbo. 
Tarragona Città della Spagna (111.000 ab.). Situata in Catalogna, al centro di una fertile pianura costiera, è capoluogo della provincia che prende il suo nome e che ha un'estensione di 6.283 km2 con 525.000 ab. Affacciata sul Mediterraneo, è porto commerciale (esportazione di vini) e possiede industrie alimentari, metallurgiche, chimiche, petrolchimiche, tessili, di raffinazione dello zolfo, del tabacco e della cellulosa. Attiva anche la pesca. Sede vescovile e del museo archeologico provinciale (fra i più forniti di tutta la Spagna). Conserva numerosi resti di costruzioni romane (come il teatro, l'anfiteatro, il grande acquedotto) e la pregevole cattedrale (XII-XIV sec.) edificata sull'antico tempio di Giove in stile romanico gotico. Anticamente Tarraco, di origine iberica, nel 218 a. C. fu conquistata dai romani che la fortificarono per combattere i cartaginesi. In seguito divenne importante centro della Hispania Terraconensis. Si alternarono poi, nella dominazione, franchi, goti, arabi e normanni. Passò anche sotto l'influenza della chiesa, venne occupata dalla Gran Bretagna (1705) e nel 1811 fu assediata e conquistata dai francesi. Durante la guerra civile spagnola (1936-1939) fu una delle ultime città a cadere in mano ai franchisti. 
Tarrasa Città (162.000 ab.) della Spagna, nella Catalogna, in provincia di Barcellona. 
tarsìa, sf. Arte dell'intarsiare. ~ incrostatura, incrostazione. 
Tecnica che consiste nella produzione di una composizione figurativa e decorativa attraverso la connessione di parti in legno, marmo, avorio o altro materiale opportunamente tagliate secondo un disegno preliminare. La tarsia marmorea veniva utilizzata per la decorazione di pavimenti (opus sectile) e prevedeva l'accostamento di lastre di marmo. Nell'opus interrasile si procedeva invece per incastro delle lastre. Queste tecniche ebbero vasta diffusione nel medioevo e nel rinascimento. La tarśa lignea si diffuse a partire dal XIV sec. ed ebbe il suo periodo di massima fioritura nel XV sec. grazie alle applicazioni prospettiche del Brunelleschi e di Leon Battista Alberti. Nel lavoro artigianale sottili lamine e listelli in legno di diverse tonalità venivano fissate su di un supporto per la decorazione di cofanetti e di altri oggetti di uso comune.