Dei sepolcriPoemetto di U. Foscolo (1807). Opera poetica (chiamato
carme dall'autore) composta di 295 endecasillabi sciolti, nata da un'interpretazione negativa dell'editto napoleonico di Saint-Cloud (emanato nel 1804, esteso all'Italia nel 1806) che imponeva la sepoltura fuori delle mura cittadine. Il poeta sostiene che i monumenti non servono tanto ai morti (
All'ombra dei cipressi e dentro l'urne / confortate di pianto è forse il sonno / della morte men duro?), ma sono un invito per i vivi (
A egregie cose il forte animo accendono / l'urne dei forti) come insegna il culto dei morti delle antiche civiltà (
Dal dì che nozze, tribunali ed are / diero alle umane belve esser pietose / di se stesse e d'altrui). Il carme si conclude con l'esaltazione della poesia (...
l'armonia / vince di mille secoli il silenzio) che conserva la memoria degli eroi, ripianando le ingiustizie che possano aver sofferto in vita e rendendo onore sia ai vincitori che ai vinti (
E tu onore di pianti, Ettore, avrai / ove fia santo e lagrimato il sangue / per la patria versato, e finché il Sole / risplenderà sulle sciagure umane). Composizione unitaria ed equilibrata nella quale si fondono in armonia ispirazioni romantiche, patriottiche e letterarie, è il lavoro poetico più importante dell'autore.
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