tubercolòsisf. Malattia infettiva il cui agente,
Mycobacterium tuberculosis, detto anche
bacillo di Koch, è un batterio gram positivo, aerobio e acido resistente, che mostra una certa sensibilità alla luce e alle temperature di pastorizzazione, mentre può sopravvivere a basse temperature. La via di penetrazione del bacillo nell'organismo è rappresentata dalle vie respiratorie e dagli alimenti contaminati. In corrispondenza del punto di ingresso o di impianto primitivo si genera un focolaio primario con diffusione ai linfonodi regionali. Grazie alle reazioni immunitarie i bacilli possono rimanere confinati ai linfonodi e ivi restare latenti, ma un indebolimento delle difese può scatenare nuove infezioni. La tubercolosi generalmente interessa i polmoni (forma localizzata), ma nel caso in cui il bacillo entri in circolo, si può localizzare anche in altre sedi (pericardio, tubo digerente, epididimo, ossa, laringe ecc.) e dar luogo a forme ematogene acute generalizzate (tubercolosi miliare acuta).
In veterinaria è la malattia sostenuta dal
Mycobacterium tuberculosis che colpisce gli animali, in particolare i bovini e gli uccelli. La tubercolosi bovina desta preoccupazione per la possibilità che il germe infetti l'uomo attraverso il latte. Oggi il rigoroso controllo degli allevamenti e la pastorizzazione eseguita sul latte hanno quasi escluso la possibilità di una contaminazione tramite questa via.
Malattia di alcune piante che si manifesta con rigonfiamenti e che è provocata da funghi o batteri.
lemma precedente:
tubercolosàrio, sm.lemma successivo:
tubercolóso, agg. e sm.