Enciclopedia

Orator Opera di retorica di M. T. Cicerone (46 a. C.). 
oratóre, sm. 1 Persona esperta nel pronunciare discorsi. ~ conferenziere. 2 Chi tiene un discorso in pubblico. 
oratòria, sf. Genere letterario destinato alla declamazione in pubblico. ~ dialettica, eloquenza. 
oratoriàle, agg. Che riguarda l'oratorio vocale-strumentale. 
oratoriàni 1 Denominazione dei membri dell'istituto dell'Oratorio di San Filippo Neri. 2 Nome degli appartenenti all'istituto dell'Oratorio di Gesù e di Maria Immacolata di Francia. 
oratòrio, agg. e sm. agg. 1 Proprio dell'oratore. 2 Retorico. 
sm. 1 Piccolo edificio sacro in cui si va a pregare. 2 Luogo presso le chiese parrocchiali, in cui i giovani svolgono attività ricreative. 
Oràzi e Curiàzi Nomi di tre gemelli romani (Orazi) e tre fratelli di Alba (Curiazi) che, secondo la leggenda, si scontrarono per decidere le sorti della guerra tra Roma e Alba, durante il regno di Tullio Ostilio (673-642 a. C.). Inizialmente la vittoria sembrò arridere ai Curiazi che uccisero due degli Orazi, ma il terzo riuscì ad affrontare i Curiazi uno alla volta e a ucciderli tutti, dando così la vittoria a Roma. 
Orazio Tragedia di P. Corneille (1640). 
Oràzio Còclite (Coclite significa Cieco d'un occhio). Personaggio leggendario, eroe romano che nel 509 a. C. avrebbe da solo impedito agli etruschi di Porsenna di superare il ponte Sublicio, permettendo ai romani di abbatterlo. La sua impresa è divenuta sinonimo della fiera opposizione di un solo eroe contro molti avversari. Viene infatti citato in questa accezione da Ariosto nell'Orlando Furioso (Orazio sol contra Toscana tutta), espressione che riprende a sua volta il Petrarca. 
Oràzio Flàcco, Quinto (Venosa 65-Roma 8 a. C.) Poeta latino. Figlio di un liberto, compì la propria formazione a Roma (presso la scuola del grammatico Orbilio, che definirà successivamente plagosus Orbilius) e poi ad Atene in un momento di crisi politica. Giulio Cesare era stato assassinato a Roma e i repubblicani di Bruto avevano scelto la Grecia come base delle operazioni militari. Il giovane Orazio, fresco di studi, attratto dall'ideale della libertà e lusingato da prospettive di carriera militare, si arruolò nell'esercito di Bruto e ricevette il comando di una legione e il titolo di tribuno militare. La battaglia di Filippi segnò la fine della sua carriera militare. Poté tornare a Roma nel 41 a. C. grazie a un'amnistia. La piccola proprietà paterna era stata però confiscata e Orazio dovette trovare un impiego per guadagnarsi da vivere. Verso la metà del 38 a. C., Vario Rufo e Virgilio lo presentarono a Mecenate, ministro di Ottaviano, uomo di lettere e protettore di letterati, del quale divenne amico. Quando Mecenate gli donò una villa in Sabina, probabilmente nel 33 a. C., si ritirò in campagna, rifiutando incarichi ufficiali e dedicandosi alla poesia e alla meditazione. Da quel momento, la sua vita si svolse senza eventi significativi, scandita soltanto dalla pubblicazione delle sue opere sotto il patronato di Mecenate e più tardi dello stesso Augusto. Con Augusto fu in una relazione cordiale, ma non servile, tanto che Orazio declinò con garbo ma con fermezza l'offerta di diventare suo segretario personale. Morì a due mesi di distanza dal suo protettore Mecenate. Le sue opere principali sono due libri di satire (Saturae o Sermones, diciotto componimenti in esametri), un libro di Epodi (Epodon liber, diciassette componimenti in giambi), quattro libri di odi (Carmina) e due libri di epistole (Epistulae, venti componimenti in esametri), la più famosa delle quali è la terza, un trattato in 476 esametri, che Quintiliano chiamò Ars poetica. Orazio fu seguace dell'epicureismo e divenne il poeta della moderazione (aurea mediocritas) e della gioia della vita serena, consapevole che la vita stessa e il piacere non sono eterni (carpe diem). Per il loro tono moraleggiante, le Satire e le Epistole di Orazio sono state costante oggetto di studio, anche nel medioevo. La finitezza e l'equilibrio dello stile oraziano, appena temperato da un velo di ironia, ne hanno fatto un modello insuperabile di latino classico. 

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