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sciòpero, sm. Astensione volontaria e collettiva dal lavoro, al fine di ottenere miglioramenti economici o per finalità sindacali e politiche. La costituzione sancisce il diritto allo sciopero purché sia esercitato nell'ambito delle leggi che lo regolano. In Italia considerato reato fino al 1889, è stato successivamente sempre ritenuto lecito se realizzato con mezzi pacifici, tranne che nel periodo fascista. Grandi scioperi politici erano stati effettuati, sotto l'occupazione tedesca, nelle città del triangolo industriale, Torino, Genova, Milano, nel marzo del 1943. 
Dal punto di vista civilistico, lo sciopero non può essere causa di licenziamento o di sanzioni disciplinari da parte del datore di lavoro; comporta soltanto che per il periodo di astensione non venga corrisposta la retribuzione normale. Nella giurisprudenza lo sciopero viene condannato solo quando degenera in atti di violenza o interrompe il pubblico servizio. 
sciorinaménto, sm. L'effetto di sciorinare. 
sciorinàre, v. tr. 1 Mettere in mostra. ~ mostrare, ostentare. <> celare, nascondere. 2 Raccontare in sequenza. 
sciovìa, sf. Struttura di cavi e carrucole con la quale gli sciatori risalgono le piste. 
sciovinìsmo, sm. Fanatismo basato sul nazionalismo esasperato. ~ esterofobia, campanilismo. 
sciovinìsta, agg., sm. e sf. (pl. m.-i) Che mostra sciovinismo. 
sciovinìstico, agg. (pl. m.-ci) Tipico dello sciovinismo. 
Scipio Slataper Saggio di G. Stuparich (1922). 
Scipióne (Macerata 1904-Arco, Trento 1933) Gino Bonichi detto Scipione. Pittore. Attivo solo dal 1928 al 1931, produsse un gran numero di disegni e ben pochi quadri. La sua pittura è decisamente originale, rispetto all'accademismo imperante a quei tempi, e rivela gli stridenti contrasti che esistevano tra la Roma cattolica e quella popolaresca. Tra le opere Il cardinal Decano (1929-1930, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna) e La cortigiana romana (1930, Milano, Collezione Mattioli). 
Scipióne Africàno (Roma 235-Literno 183 a. C.) Uomo politico e generale romano. Combatté in Spagna, sconfisse i cartaginesi a Cadice e conquistò Carthago Nova. Divenuto console nel 205 a. C., a capo delle truppe romane sbarcò in Africa e sconfisse Annibale a Zama (202 a. C.). Nel 190 partecipò con il fratello Lucio alla guerra contro Antioco III di Siria. La grande potenza conquistata dalla famiglia e un atteggiamento filoellenistico determinato dalla protezione di artisti e da contatti con la cultura greca, scatenarono in Roma una forte opposizione capeggiata da Catone, che segnò la fine della sua vita politica romana. 

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