(Firenze 1469-1527) Fu scrittore, storico e uomo politico. Segretario della seconda cancelleria della Repubblica fiorentina dal 1498 al 1512, scrisse relazioni dettagliate sulle missioni diplomatiche affidategli (
Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati, 1503;
Del modo tenuto dal duca Valentino nell'ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini, 1503). Profondo ammiratore di Cesare Borgia, lasciò la vita politica al ritorno dei Medici a Firenze, ritirandosi nei suoi possedimenti di Sant'Andrea in Percussina, dove terminò il
De Principatibus (1513), che divenne poi
Il Principe, e
I discorsi sopra la prima deca di Tito Livio (1513-1517). Fu anche autore di commedie (
La Mandragola, 1520 e
Clizia, 1524) e di novelle (
Belfagor, 1520). Quando il cardinale Giulio de' Medici, poi papa Clemente VII, gli richiese un parere sull'assetto politico e amministrativo da dare a Firenze, scrisse un
Discorso sopra il riformare lo Stato di Firenze e nel 1521 ricevette l'incarico di scrivere la storia di Firenze (
Historie fiorentine), i cui primi otto libri furono da lui offerti a Clemente VII nel 1525. Dopo il sacco di Roma dei lanzichenecchi (1527), i Medici furono scacciati da Firenze e fu proclamata la Repubblica Fiorentina, ma Machiavelli non ottenne l'ufficio di segretario e morì poco dopo. Fu sepolto in Santa Croce. Analizzò lucidamente le virtù dell'uomo di governo, sulla base di una concezione della politica autonoma da quella morale o religiosa. Sognò l'unità d'Italia sotto un principato nuovo, in grado di portare pace e libertà dagli stranieri. Le sue opere ebbero grande riscontro in tutta Europa, ma, nel 1559, furono messe all'indice come empie e immorali. Fu il principale fondatore della politica intesa come scienza e della ragion di stato.
lemma precedente:
màchi, sm. invar.lemma successivo:
machiavellicaménte, avv.