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La fabbrica dell'obbedienza

Autore / autriceErmanno Rea
EditoreFeltrinelli
Anno2011
ISBN978-88-07-17206-9
Biblioteche
dove trovarlo
Servizio Bibliotecario Nazionale, Polo Bolognese, BNCF, Biblioest
Dove comprarloFeltrinelli, Unilibro, IBS (Librerie: Fernandez, Libr'Aria, Coletti, Dante Alighieri)
Dalle braci di un Umanesimo appena sorto che ha dato cultura e lingua a tutta l’Europa, in Italia il cittadino disegnato e plasmato pieno di virtù si trasforma in un suddito, in un consenziente al banco del potere. In “La fabbrica dell’obbedienza. Il lato oscuro e complice degli italiani” Ermanno Rea parte dalle origini di questa piaga che dilania la società italiana per capirne le cause e le ragioni più intrinseche che ci differenziano dai francesi, dagli spagnoli e dal resto del mondo. Dal secolo XVI in poi fino ad arrivare al berlusconismo, il saggio di Rea si fa racconto, passato eroico in cui l’Italia era culla di cultura, civiltà e peregrinazione filosofica sul potere. L’asservimento alla Chiesa è una delle cause più forti che lo scrittore napoletano individua come origine di questa assurda malattia. Il prostrarsi del cittadino del 1500 al voto religioso senza porsi domande, ma come puro dogma, è – per Rea – solo un’anticipazione del fascismo e una predisposizione del cittadino italiano medio ad essere convinto e assoggettato al potere con sorprendente facilità. “La fabbrica dell’obbedienza” si affida anche al fatalismo, alle stelle malvagie o ad un clima infelice che avrebbe istigato l’italiano a crescere in questa sorta di mancanza di responsabilità, di indifferenza. Per Rea però è solo la storia che parla chiaro e ci prospetta il presente e un passato recente fatto di cultura televisiva, di semplici annuire ad un potere che si prende gioco di noi utilizzando il serpeggiante consumo illimitato della televisione e della sua pubblicità. Siamo automi nel saggio di Rea, contenitori a cui il potere rappresentato dalla politica, dalla religione o da un gruppo di consumo può propinare ciò che vuole e in cui l’italiano medio si riconosce sempre, pronto a confessare le sue piccole grandi colpe per liberarsi la coscienza e legittimare così un’autorità più collusa di lui. L’indignazione che arriva dall’estero sull’incredibile rassegnazione e asservimento che serpeggia nello stivale lascia stupito il popolo, incapace di fare autocritica, di guardare al di là della penisola. “La fabbrica dell’obbedienza” propone però al lettore una domanda, una possibile soluzione al dilagante problema: concentrarsi solo su una parte del Paese e offrire al Sud, martoriato e spesso vittima di pregiudizi, un’occasione di riscatto, una sperimentazione per ritornare ad “un’economia virtuosa” e ad un modello di uomo etico del Rinascimento.
Catalogazione:
Italiani Cultura e istituzioni Italia
Descrizione fisica219 p. ; 22 cm.
Collezione o collanaSerie bianca
(fonte OpenData: ICCU - Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane)




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