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Crisi e fine dell'Europa?
(titolo originale o altro titolo: Europe, crise et fin?)

Autori / autriciÉtienne Balibar
e Fabrizio Grillenzoni (traduzione)
EditoreBollati Boringhieri
Anno2016
ISBN978-88-339-2844-9
Biblioteche
dove trovarlo
Servizio Bibliotecario Nazionale, Polo Bolognese, BNCF, Biblioest
Dove comprarloFeltrinelli, Unilibro, IBS (Librerie: Fernandez, Libr'Aria, Coletti, Dante Alighieri)
«La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati» .Secondo Étienne Balibar, l’immagine drammatica dell’interregno evocata da Antonio Gramsci nel celebre passo si presta bene a raffigurare il presente di un’Europa che sta sopravvivendo alla propria agonia, invischiata in una logica di disfacimento dagli esiti impredicibili. Perché, nel contesto attuale irreversibilmente globalizzato, la fine parrebbe già avvenuta.«L’Europa è morta come progetto politico, a meno che non riesca a rifondarsi su nuove basi» .La costruzione politica europea si è inceppata sulle sue contraddizioni sul dogma neoliberista della cosiddetta concorrenza non falsata, che ha esaltato l’antagonismo permanente degli interessi e ha rinsaldato le posizioni dominanti, con enormi costi sociali; sulla divisione dei poteri tra istituti comunitari e Stati membri, che ha consentito a ciascuna parte di invocare la propria irresponsabilità e ha scatenato al tempo stesso reazioni nazionalistiche; sulla questione delle frontiere esterne, già rese fluide dalla compresenza di organismi e aree che includono alcuni Stati e non altri – dallo spazio Schengen all’eurozona –, e adesso diventate il luogo dell’impossibile demarcazione tra Nord e Sud, dove si decidono le sorti di masse crescenti di migranti, «esseri umani senza Stato» che reclamano il loro «diritto ad avere dei diritti». Sembra che dell’Unione europea restino soltanto uno pseudofederalismo oligarchico e una moneta unica strumento dei mercati finanziari, mentre dovunque riprendono vigore un malinteso sovranismo e chiusure identitarie a tinte populiste e xenofobe.Eppure Balibar, tra i più acuti critici delle politiche comunitarie e dei loro effetti devastanti, primo fra tutti il trattamento iugulatorio del debito greco, ha buone ragioni per continuare a dirsi europeista. Quell’«entità plastica e incompiuta» che chiamiamo «Europa» può ancora trovare il suo momento costituente e federatore attraverso la «democratizzazione della democrazia», una rivoluzione dal basso che ridefinisca la cittadinanza stessa e preveda salutari contropoteri, recuperando il valore strategico della contestazione civile.
Catalogazione:
Unione europea
Descrizione fisica334 p. ; 20 cm
Collezione o collanaNuova cultura
(fonte OpenData: ICCU - Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane)




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