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Copertina libro

Montagna maestra di vita
(titolo originale o altro titolo: Berg und Sinn)

Autore / autriceMichael Holzer
EditoreCorbaccio
Anno2021
ISBN978-88-6700-764-6
Biblioteche
dove trovarlo
Servizio Bibliotecario Nazionale, Polo Bolognese, BNCF, Biblioest
Dove comprarloFeltrinelli, Unilibro, IBS (Librerie: Fernandez, Libr'Aria, Coletti, Dante Alighieri)
Quando si incomincia a leggere questo libro, inteso come un “libro di montagna” (qual è) bisogna avere ben chiaro due cose: la prima, che Viktor Frankl (1905-1997) non era un alpinista professionista. Era ed è stato un celebre psichiatra, allievo di Freud e di Adler da cui si è distaccato fondando la logoterapia (una terapia basata sul dialogo e sul ragionamento col paziente); è stato un neurologo, un filosofo nonché il direttore per anni del dipartimento di psichiatria del policlinico di Vienna; è stato testimone dell’epocale crollo dell’impero austroungarico ed inoltre l’unico sopravvissuto di tutta la sua famiglia ai campi di concentramento (dove ci rimase per ben quattro anni). Alpinista amatoriale, dicevo, per Viktor la montagna è stata sempre, prima e dopo i campi di sterminio, un luogo fondamentale per ritrovare sé stesso – ed ecco perché questo libro rientra a pieno titolo tra i libri di montagna. Amava moltissimo scalare, ma le leggi razziali del 1938 espulsero i membri ebrei dal club e proibirono loro l’accesso alla montagna. Quando ho letto, una volta di più attonita davanti alla follia umana di cui purtroppo ogni anno scopro qualcosa di nuovo di quell’incubo, nel giro di poche righe scopro poi che non è tutto. L’antisemitismo in montagna (ma davvero? L’antisemitismo fino in montagna? Ma dai! E invece …) non è affatto iniziato nel 1938. Ecco cosa ho letto poche righe dopo: “sbaglia chi ritiene che la loro [degli ebrei] espulsione sia avvenuta con l’Anschluss del 1938 o tutt’al più con la presa del potere di Hitler nel 1933. Il germe dell’antisemitismo aveva attecchito nell’alpinismo già prima della fine del Diciannovesimo secolo: nel 1881 la sezione accademica di Graz fu la prima ad introdurre nel suo statuto il cosiddetto Arierparagraph, un “paragrafo ariano”, che avrebbe impedito di accogliere soci ebrei. Poiché il comitato centrale di Vienna non lo accettò, gli stiriani cambiarono la propria denominazione a “deutsch-akademische Sektion”, cosa che avrebbe dovuto distogliere subito gli studenti ebrei dall’idea di chiedere l’iscrizione. All’inizio i tentativi di introdurre all’interno del Club alpino un “paragrafo ariano” furono osteggiati dalle forze liberali. Tuttavia, le discussioni sulla sconfitta nella prima guerra mondiale e la ricerca di nemici interni spalancarono ancora una volta le porte al pensiero antisemita, con un effetto domino sui provvedimenti: nel 1920 alle sezioni del Club alpino fu riconosciuta la facoltà di escludere i “non-ariani” e molte vi fecero ricorso senza esitazione, soprattutto – fatto curioso – quelle che non avevano comunque mai avuto ebrei nelle loro file.” E se ero rimasta attonita quando ho appreso che le leggi razziali arrivavano fino alle cime alpine, quando ho visto che si trattava di un atteggiamento che era addirittura precoce al nazismo, sono stata colta da una parte da un grande dispiacere e dall’altra mi sono ancora una volta inchinata davanti alla grandezza di tanti uomini, come Viktor che non solo sono andati avanti nonostante questi ostacoli concreti e psicologici, ma hanno avuto anche la grande forza d’animo di credere comunque nell’Uomo e di innamorarsi (dopo essere sopravvissuto ai campi) e di metter al mondo dei figli, in quello stesso mondo che gli aveva fatto patire la sua follia più acuta.
Catalogazione:
Viktor E. Frankl Escursioni
Descrizione fisica175 p. : ill. ; 22 cm
Collezione o collanaExploits
(fonte OpenData: ICCU - Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane)




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