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Bolívar (Venezuela) Stato (969.000 ab.) del Venezuela, capitale Ciudad Bolívar. 
Bolívar, Simón (Caracas 1783-Santa Marta 1830) Generale e uomo di stato venezuelano, combatté per la liberazione delle colonie spagnole d'America, ottenendo l'indipendenza del paese dagli spagnoli (1813) e divenendo dittatore (libertador, 1814). Riuscì a far proclamare la Repubblica della Grande Colombia, della quale fu presidente (1820); nel 1822 liberò definitivamente l'Ecuador; con J. de San Martín allontanò gli spagnoli anche dall'alto Perú e, dopo molte vicende, poté proclamare la sua indipendenza come Repubblica Bolívar (indi Bolivia). 
Bolìvia Repubblica dell'America meridionale, confina a nord e a est con il Brasile, a sud con il Paraguay e l'Argentina, a ovest con il Cile e il Perú. 
Il paese è sostanzialmente diviso in tre zone morfologiche: la regione andina, la parte centrale occupata da un vasto altopiano con complessi montuosi di scarsa entità (llanos) e un vasta pianura alluvionale formata dal Rio Beni e dal Rio Mamorè. Le Ande sono rappresentate dalle due catene della Cordillera Oriental e della Cordillera Occidental. Esse racchiudono un vasto altopiano (altitudine 3.700 m) ricco di laghi (Titicaca e Poopò i più grandi), spesso salati per il mancato deflusso al mare. La Cordillera Occidental, formata per lo più da vulcani spenti, ha la sua altitudine massima nel Nevado di Sajama (6.544 m), mentre la Cordillera Oriental comprende le cime più alte, l'Illimani (6.682 m) e l'Illampù (6.485 m), appartenenti alla cosiddetta Cordillera Real che domina il lago Titicaca. I rilievi scendono poi verso le pianure orientali con la Cordillera di Cochabamba, solcata da profonde valli (yungas). 
La maggior parte dei fiumi è tributaria del Rio delle Amazzoni o del Paraguay, se si escludono le acque dell'altopiano raccolte per la maggior parte dal vasto lago Titicaca (6.900 km2) collegato attraverso il Rio Desaquadero all'altro grande lago boliviano, il Poopò (2.800 km2). Fiumi tributari amazzonici sono il Beni e il Mamorè, mentre il Pilcomayo confluisce nel Paran´ tramite il Paraguay. 
Il clima varia sensibilmente da una zona all'altra, rigido sugli altipiani, tropicale nei llanos, equatoriale nel bassopiano alluvionale ai confini col Brasile. L'altopiano andino è tipicamente arido, poiché i venti provenienti dal mare vengono bloccati dalle montagne. 
Capitale è La Paz (quasi un milione di abitanti), la città più popolosa, centro amministrativo e di collegamento ferroviario tra Cile e Argentina. Sucre è la capitale costituzionale, mentre Potosí, Oruro e Cochabamba sono centri commerciali e minerari dell'altopiano. Principale centro della pianura è invece Santa Cruz della Sierra, notevole mercato agricolo e nodo di comunicazioni. 
L'agricoltura è intensamente praticata negli altipiani (cereali), mentre nel resto del paese è tipicamente di autosostentamento (in alcune zone la quota coltivabile pro capite non supera i 2.500 mq). L'allevamento del bestiame è praticato in tutto il paese, ma è fiorente soprattutto sugli altipiani. 
Notevole risorsa sono le foreste che offrono legnami pregiati e caucciù. 
La principale risorsa mineraria del paese è lo stagno, ma sono estratti anche wolframio, tungsteno, antimonio, zinco, ferro. L'argento, una volta risorsa primaria, continua a essere estratto in buona quantità. 
STORIA Negli anni 1535-1538 i conquistatori spagnoli, sotto la guida di Pizarro, si stabiliscono nella regione dell'alto Perú, sede di importanti culture fin dai tempi preistorici, incorporate nello stato Incas dal 1438. La scoperta delle miniere di argento del Potosí nel 1544 fa della regione la più ricca provincia dell'impero spagnolo. 
Dipendente dal XVI sec. dal vicereame di Lima, la colonia viene annessa nel 1776 a quello de La Plata. Negli anni 1824-1825, dopo la vittoria di Ayacucho sugli spagnoli, viene proclamata l'indipendenza della Bolivia. 
Nel 1836-1839, fallisce il tentativo di unione con il Perú. La Bolivia conosce allora un periodo di disordini e di instabilità politica. Dopo la guerra del Pacifico, il Cile toglie al paese ogni sbocco sul mare. 
Sconfitta nella guerra del Chaco (1932-1935), la Bolivia deve cedere questa regione al Paraguay. I governi militari che si succedono negli anni 1936-1952 si scontrano con l'oligarchia mineraria. Nel periodo 1952-1964, il presidente Victor Paz Estenssoro, nazionalizza le miniere e avvia riforme sociali. 
Negli anni successivi si succedono vari golpe militari, fino all'elezione di Hern´n Siles Suazo alla presidenza della repubblica (1982). Dal 1985 Victor Paz Estenssoro ritorna al potere dopo nuove elezioni. Nel 1989 gli succede alla presidenza della repubblica Jaime Paz Zamora. Nel 1993 viene eletto alla guida dello stato Gonzalo Sanchez de Lozada. 
Abitanti-7.400.000 
Superficie-1.098.581 km2 
Densità-6,7 ab./km2 
Capitale-Sucre (legale) e La Paz (sede del Governo) 
Governo-Repubblica presidenziale 
Moneta-Peso boliviano 
Lingua-Spagnolo, quechua e aymar´ 
Religione-Cattolica 
boliviàno, agg. e sm. Della Bolivia. 
Bolkan, Florìnda (Uruburetama, Cear´ 1941-) Nome d'arte di Florinda Bulcão, attrice di origine brasiliana. Ha interpretato: Metti una sera a cena (1969), La caduta degli dei (1969), Anonimo veneziano (1970), Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), La gabbia (1985), Miliardi (1990), La strana storia di Olga O (1995). 
Bolkar Daglari Gruppo montuoso della Turchia, nell'Anatolia meridionale. 
Böll, Heinrich (Colonia 1917-Bonn 1985) Scrittore. Terminati gli studi superiori nel 1937, Böll si arruolò dapprima nei corpi del servizio civile e poi nell'esercito. Fu negli Stati Uniti come prigioniero di guerra. Tornò in patria nel 1947 e iniziò a pubblicare alcuni racconti. Nel 1972 gli è stato assegnato il premio Nobel per la letteratura. Tra le opere, sono da ricordare Il treno era in orario (1949, racconti), Diario d'Irlanda (1957), Opinioni di un clown (1963), Foto di gruppo con signora (1971), Donne con paesaggio fluviale (1972) e L'onore perduto di Katharina Blum (1974). La sua opera rappresenta una lucida analisi della società tedesca dalla quale emerge, tra l'altro, la condanna della guerra e la denuncia del materialismo e degli abusi attuati dai mezzi di informazione. 
bólla, sf. 1 Sferetta di vapore o gas che si forma nei liquidi per ebollizione o depressione. : :i risolse tutto con una bolla di sapone, non si fece nulla. 2 Rigonfiamento della pelle in forma di grossa vescicola, ripieno di siero. 3 Documento papale autenticato con sigillo di cera. ~ breve. 4 Documento che accompagna una merce. 5 Rigonfiamento pieno d'aria nel vetro e nei metalli fusi. 6 Promesse che si risolvono in nulla 
Bolland, Jean (Julémont, Liegi 1596-Anversa 1665) Gesuita. Continuò il lavoro di raggruppamento e commento delle raccolte degli Acta sanctorum, iniziato da Robert Rosweyde. Preparò otto volumi. 
bollandìsti Appartenente alla società dei gesuiti belgi impegnati nell'edizione degli Acta sanctorum, dal nome di J. Bolland. 
bollàre, v. tr. 1 Contrassegnare con bollo. ~ marcare. 2 Infamare. ~ tacciare. <> lodare. 
bollàrio, sm. Raccolta di bolle pontificie, tratte dagli archivi della Sede Apostolica. 
Bollàte Comune in provincia di Milano (42.923 ab., CAP 20021, TEL. 02). Centro industriale. Vi si trovano la villa Sormani, del XVIII sec., e la villa Arconati Crivelli. Gli abitanti sono detti Bollatesi
bollàtico, agg. (pl. m.-ci) 1 Delle bolle Pontificie. 2 Scrittura bollatica, scrittura di derivazione gotica utilizzata fino al 1878 nella stesura delle bolle pontificie. 
bollàto, agg. Contrassegnato con un bollo; marchiato. 
bollatóre, sm. Ufficiale incaricato ad applicare il caratteristico sigillo in piombo sulle bolle pontificie. 
bollatùra, sf. Operazione del bollare. 
Bolléngo Comune in provincia di Torino (1.941 ab., CAP 10012, TEL. 0125). 
bollènte, agg. 1 Caldissimo. ~ rovente. <> gelato, gelido. 2 Focoso. ~ esuberante. <> distaccato. 
bollétta, sf. 1 Polizza attestante la ricevuta di un pagamento, la consegna di una merce. ~ conto, fattura. bolletta telefonica. 2 Mancanza di denaro. ~ ristrettezze. essere perennemente in bolletta, non avere un soldo.