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ermellìno, sm. 1 Piccolo carnivoro della famiglia dei Mustelidi. 2 La pelliccia dell'animale omonimo. 2 In araldica pelliccia composta di un campo d'argento cosparso di macchie nere somigliante a un trifoglio con gambo tripartito. ~ armellino. 
Ermellino a Cernopol, Un Romanzo di G. von Rezzori (1958). 
ermenèuta, sm. e sf. (pl. m.-i) Chi interpreta testi e documenti antichi. 
ermenèutica, sf. Teoria e tecnica dell'interpretazione dei testi, in particolare antichi. 
ermenèutico, agg. (pl. m.-ci) Relativo all'ermeneutica. ~ interpretativo, esegetico. 
Ermes Figlio di Zeus e Maia, era il messaggero degli dei (a Roma, Mercurio), dio dell'astuzia e del commercio, guidava le anime al regno dei morti (da cui l'appellativo di psicopompo) e proteggeva i viandanti. 
ermesìno, sm. 1 Stoffa leggera pregiata di seta usata per abiti femminili. 2 La veste confezionata con tale stoffa. 
ermeticaménte, avv. 1 Mediante chiusura ermetica. 2 In modo oscuro e incomprensibile. ~ enigmaticamente. 
ermeticità, sf. L'essere ermetico. 
ermètico, agg. e sm. (pl. m.-ci) agg. 1 Si dice di chiusura a perfetta tenuta. ~ stagno, sigillato. 2 Enigmatico, oscuro. ~ incomprensibile. <> chiaro. il suo volto ermetico le impediva di capire a cosa stesse pensando. 3 Che appartiene o si riferisce alla corrente letteraria dell'ermetismo. 
sm. Poeta appartenente alla corrente letteraria dell'ermetismo. 
ermetìsmo, sm. L'essere ermetico. 
Corrente filosofico teologica del tardo ellenismo (II, III sec. d. C.), nella quale si rintracciano teorie astrali caldee, fuse con elementi della filosofia pitagorico platonica e gnostica e della magia egizia. Il nome deriva da Ermete Trismegisto, autore di scritti che compongono il Corpus Hermeticum e Lasclepius
In letteratura è una corrente della poesia italiana del Novecento, caratterizzata da un componimento poetico accentuatamente lirico e dall'enorme valore attribuito alla parola e all'immagine. Tra i maggiori esponenti, G. Ungaretti, S. Quasimodo, E. Montale e V. Sereni. 
Ermiòne Personaggio omerico, figlia di Menelao e di Elena. Sposò Neottolemo dopo la caduta di Troia, ma in seguito si fidanzò con Oreste, che uccise per lei Neottolemo. 
Ermiòne Personaggio omerico, figlia di Menelao e di Elena. Sposò Neottolemo dopo la caduta di Troia, ma in seguito si fidanzò con Oreste, che uccise per lei Neottolemo. 
èrmo, agg. e sm. agg. Solitario. ~ isolato. 
sm. Eremo. 
Ernani Dramma lirico in quattro atti di G. Verdi, libretto di F. M. Piave (Venezia, 1844). 
Ernani 
Dramma di V. Hugo (1830). 
Ernaux, Annie (Lillebonne, Seine-Maritime 1940-) Scrittrice francese. Insegnante, sensibile ai problemi della società contemporanea, si mise in luce con Gli armadi vuoti (1974), un lavoro sul distacco drammatico dal mondo dell'infanzia. Con le opere successive, mise in discussione il sistema di insegnamento che conduce all'emarginazione sociale (Ciņ che dicono o niente, 1977; Il posto, 1984). Scrisse anche Una donna (1988), lavoro sulla condizione femminile. 
Ernesto Romanzo di U. Saba (1975). 
èrnia, sf. Fuoriuscita totale o parziale di un viscere o di un'altra parte dell'organismo (un po' di sostanza cerebrale, una parte di muscolo, …) dalla cavità in cui si trova normalmente attraverso un passaggio anomalo. Le ernie più comuni sono quelle che riguardano la cavità addominale, in particolare con rottura all'altezza della regione inguinale (più comune tra i maschi) e vicino all'ombelico (più comune tra le femmine e i neonati). Quando l'organo erniato rimane chiuso nel sacco che si è formato e la sua circolazione sanguigna si blocca, si parla di ernia strozzata, con il rischio di una gangrena e una possibile morte per peritonite. Per estensione il termine viene usato anche per indicare l'ernia del disco, ossia lo spostamento di un disco intervertebrale (cartilagene presente tra due vertebre adiacenti) tale da provocare la compressione di un nervo che esce dalla colonna vertebrale e un conseguente dolore che si estende lungo il decorso del nervo. 
erniàrio, agg. Che concerne l'ernia. 
Èrnici Catena montuosa del Lazio, tra le valli del Liri e dell'Aniene. Vetta più elevata il monte Pizzodeta (2.037 m). 
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