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Làio Personaggio mitologico, re di Tebe. Per evitare che la profezia dell'oracolo, secondo la quale sarebbe stato ucciso dal proprio figlio, si avverasse, tentò invano di abbandonare sul Citerone il figlio Edipo. 
Lais Opera di poesia di Maria di Francia (seconda metà XII sec.). 
Lais Opera di poesia di Maria di Francia (seconda metà XII sec.). 
Làives (in ted. Leifers) Comune in provincia di Bolzano (13.707 ab., CAP 39055, TEL. 0471). Centro industriale (prodotti del legno, tessili e meccanici) e dell'attività estrattiva di porfido. Gli abitanti sono detti Laivesani, Laivesotti o Leiferer
Lajòlo, Dàvide (Vinchio, Asti 1912-Roma 1984) Saggista. Tra le opere Il vizio assurdo (1960) e Veder l'erba dalla parte delle radici (1977). 
Lajón (in ted. Lajen) Comune in provincia di Bolzano (1.945 ab., CAP 39040, TEL. 0471). 
Lakmé Opera in tre atti di L. Delibes, libretto di Gondinet e Gille (Parigi, 1883). 
Lakshadweep Territorio (52.000 ab.) federato dell'India, capoluogo Kavaratti. 
Lalande, Joseph Jérôme Lefrançois de (Bourg-en-Bresse 1732-Parigi 1807) Astronomo francese, famoso per l'osservazione del passaggio di Venere di fronte al disco solare (1761 e 1769), fatto molto importante perché gli permise di calcolare la distanza tra la Terra e il Sole; con N. L. Lacaille misurò la parallasse della Luna e catalogò circa 47.000 stelle. 
lallazióne, sf. Emissione di suoni consonantici del bambino intorno al terzo mese di età, prima dell'articolazione del linguaggio. 
Làllio Comune in provincia di Bergamo (2.773 ab., CAP 24040, TEL. 035). 
Lalo, Edouard (Lilla 1823-Parigi 1892) Compositore francese. Autore tra l'altro di Le roi d'Ys (opera, 1888) e Sinfonia spagnola (1875). 
lalopatìa, sf. Turbe del linguaggio. 
Lam, Wilfredo (Sagua la Grande 1902-Parigi 1982) Pittore cubano. Tra le opere La giungla (1942, New York, Museum of Modern Art). 
làma, sm. e sf. sm. invar. 1 Monaco buddhista del Tibet o della Mongolia. 2 Mammifero artiodattilo. 
sf. 1 Parte di un coltello, di un rasoio, o simili destinata a tagliare. ~ taglio. 2 Parte o attrezzo tagliente. 3 Terreno basso che si trasforma in palude. 
Làma déi Pelìgni Comune in provincia di Chieti (1.515 ab., CAP 66010, TEL. 0872). 
Làma Mocógno Comune in provincia di Modena (3.039 ab., CAP 41023, TEL. 0536). 
Làma, Lìna (Faenza 1932-) Violinista italiana. Accademica di Santa Cecilia, svolge attività concertistica. È diplomata, oltre che in violino, in viola, pianoforte e composizione. 
Làma, Luciàno (Gambettola 1921-Roma 1996) Sindacalista. Di ideologia comunista, dal 1970 al 1986 fu segretario generale della CGIL. 
lamaìsmo, sm. (Dal termine tibetano lama, maestro) Forma di buddhismo praticata in Tibet, introdotta da predicatori cinesi e indiani nel VII sec. e poi diffusa in tutta la regione dell'Himalaya, comprese le regioni del Bhutan, Nepal e Sikkim. Dottrina mista tra il buddhismo Mahayana ed elementi religiosi locali, ha carattere principalmente mistico. La storia del buddhismo tibetano può essere suddivisa in tre periodi. Tra il VII e il IX sec. il buddhismo fu introdotto dall'India e lentamente accettato, data l'opposizione degli aderenti alla religione sciamanica indigena del Tibet, detta bon. Il merito della diffusione va ascritto ai maestri buddhisti Padmasambhava e Shantarakshita. Nel IX sec. il re Lang-Dar-Ma perseguitò la nuova fede e riuscì a farla scomparire per un certo tempo. Nel secondo periodo il buddhismo venne reintrodotto dall'India e poi riformato nell'XI sec. Durante questo periodo, fu compilato il canone buddhista tibetano (notevole per le sue accurate traduzioni e per gli utili commenti di testi in sanscrito ora perduti). Nel terzo periodo visse il riformatore Tsong-kha-pa (1357-1419) che fondò la scuola dei berretti gialli alla quale appartiene anche la serie dei dalai lama (oceanico maestro, dal tibetano lama, maestro e dalai, oceano). Ognuno di questi lama fu ritenuto la reincarnazione del lama precedente (e la manifestazione in terra di Buddha e Bodhisattva) e divenne il governatore spirituale e temporale del Paese. Nel 1959 il dalai lama (XIV sec.) fuggì davanti all'invasione cinese insieme a migliaia di civili tibetani e a numerosi altri lama. Da allora essi vivono in esilio soprattutto in India, ma anche in Nepal e altrove. 
Tra le caratteristiche del buddhismo tibetano è da ricordare l'accettazione dei tantra (libri sacri) buddhisti come parte integrante e centrale della religione, l'accentuazione dell'importanza della relazione maestro discepolo sia per l'educazione religiosa sia per la meditazione, il riconoscimento di un vasto pantheon di Buddha, Bodhisattva, santi, demoni e divinità, l'espressione della religiosità, sia da parte dei monaci buddhisti tibetani che da parte dei laici, attraverso le ruote di preghiera, i pellegrinaggi e le processioni intorno ai luoghi santi, la prostrazione, le offerte, la recitazione di testi e il canto dei mantra (preghiere o inni).