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manìaco, agg. e sm. (pl. m.-ci) Che, o chi, è affetto da mania. ~ ossessionato. 
maniaco-depressìvo, agg. Relativo a una psicosi caratterizzata dall'alternarsi di eccessi di tristezza e di mania. ~ ciclofrenia. 
Maniàgo Comune in provincia di Pordenone (10.490 ab., CAP 33085, TEL. 0427). Centro industriale (prodotti meccanici e del legno, coltelli). Vi si trova il duomo, costruito tra il XV e il XVII sec., e il castello, del X sec. Gli abitanti sono detti Maniaghesi
mànica, sf. 1 Parte di un indumento che copre il braccio. rimboccarsi le maniche, darsi da fare. 2 Banda. ~ cricca. apparteneva a una manica di delinquenti
Mànica, La Braccio di mare che separa la costa meridionale dell'Inghilterra dall'Europa continentale (Francia). Lungo circa 550 km e largo solo 32 km da Calais a Dover, unisce l'oceano Atlantico al mare del Nord. Nella manica si trovano le isole di Wight e le isole del Canale. I collegamenti tra Inghilterra e Francia sono assicurati dai traghetti da Dover a Calais e, dal 1994, dal tunnel ferroviario sottomarino lungo 50 km. I principali porti sono Portsmouth, Plymouth, Dover e Southampton sulla costa inglese e Le Havre, Calais, Cherbourg e Dunquerque sulla costa francese. 
Manicaland Provincia (1.538.000 ab.) dello Zimbabwe, al confine con il Mozambico. Capoluogo Mutare. 
manicarétto, sm. Vivanda molto appetitosa. ~ ghiottoneria. 
manicheìsmo Dottrina dei discepoli di Mani (manichei) che professava la coesistenza e la lotta fra il bene e il male. Mani s'identificò con Paracleto, una figura celeste che conduceva gli uomini al cielo, intercedendo per loro presso Dio; nella sua religione introdusse elementi tipici del buddhismo e dello zoroastrismo. Il manicheismo si diffuse in Persia, in India, in Cina, nell'Africa settentrionale, in Spagna e in Italia meridionale. Si spense in occidente intorno al X sec. e in oriente circa due secoli dopo. 
manichèo, agg. e sm. agg. Relativo al manicheismo. 
sm. Seguace del manicheismo. 
manichétta, sf. Tubo flessibile per condutture d'acqua o aria. 
manichìno, sm. 1 Fantoccio usato da sarti, pittori e negozianti di vestiti, come modello. ~ modello. muoversi come un manichino, essere impacciato. 2 Ordigno usato un tempo dagli agenti per trattenere un arrestato. 
mànico, sm. (pl.-chi o-ci) La parte di uno strumento che serve a impugnarlo e adoperarlo. ~ impugnatura. 
manicomiàle, agg. 1 Relativo a, o da, manicomio. 2 Pazzesco. 
manicòmio, sm. 1 Ospedale per malati di mente. ~ frenocomio. 2 Luogo pieno di confusione e di disordine. ~ sarabanda, babele, casino. 
manicòtto, sm. 1 Specie di borsa cilindrica in pelliccia, aperta ai lati, usata per tenere al caldo le mani. manicotto di visone. 2 Giunto cilindrico cavo, usato per collegare tubi. si era rotto il manicotto dell'asse
manicùre, sm. e sf. invar. Chi, per mestiere, cura le mani. 
Mànidi Famiglia di Mammiferi folidoti alla quale appartengono tutti i paligoti viventi (Manis) e fossili (Necromanis e Laptomanis). 
manièra, sf. 1 Modo di procedere operando. ~ regola. quella era la maniera giusta per risolvere il problema. 2 Creanza. ~ gentilezza, tatto. <> villania. le buone maniere impongono di intrattenere gli ospiti. 3 Stile. era un artista di maniera, imitava le tecniche di altri artisti. 
manieràto, agg. Ricercato, ma convenzionale. ~ civile. <> ineducato. 
manierìsmo, sm. Movimento artistico che prende a modello i maestri rinascimentali, svincolandosi dalla fedele rappresentazione della natura e dedicando un'attenzione prevalente alla bella maniera. Il virtuosismo stilistico che lo contraddistingue preparò la successiva evoluzione del barocco. In generale, il termine possiede una valenza negativa, con riferimento a opere che ripetono forme stereotipate o eccessivamente ricercate nella forma. Il centro propagatore della nuova maniera è Firenze. Con la pubblicazione delle Vite di G. Vasari (1550) si diffonde la convinzione che l'arte abbia raggiunto il suo punto di massima perfezione con artisti come Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio e che agli artisti successivi sia rimasto solo il compito di imitarne lo stile. Tra le opere dei maestri, il cosiddetto Tondo Doni di Michelangelo (1503-1504, Firenze, Uffizi) viene considerato come il punto di partenza del manierismo, per l'intreccio dei volumi e per il moto a spirale che coinvolge tutti e tre i personaggi. Queste modalità stilistiche vengono riprese e dilatate dai giovani pittori dell'epoca, che trovano nel contorcimento della figura un mezzo espressivo adeguato alla loro tensione emotiva. Il Pontormo, per esempio, abbandona definitivamente la compostezza classica per imprimere alla composizione un movimento contorto che dà il senso della concitazione. L'accentuazione delle linee curve e della prospettiva, l'uso di colori contrastanti sono alcuni tra i principali strumenti stilistici utilizzati per superare il realismo del racconto, ottenendo una composizione nella quale la resa degli stati d'animo viene raggiunta attraverso la ricerca formale portata all'esasperazione. Ai manieristi non interessa trasmettere la carica emotiva o sacrale dell'evento raffigurato, ma piuttosto dimostrare la loro estrema capacità di riprodurlo in modo esteticamente perfetto, affermando il valore assoluto dell'arte. Tra i principali pittori: Pontormo, Bronzino, Rosso Fiorentino, Primaticcio, Daniele da Volterra, Parmigianino, Vasari e Tintoretto. Nella scultura: Bandinelli, Giambologna e Benvenuto Cellini. Nell'architettura G. Romano, Vignola, G. Della Porta, B. Buontalenti, Sansovino e Sammicheli. La corrente manierista ebbe figure importanti anche fuori d'Italia, in Francia, Olanda e Spagna (il Greco). 
In letteratura, il termine manierismo serve a designare fenomeni paralleli anche se meno precisi e ancora oggetto di discussioni. In particolare, rientrano nel manierismo letterario le soluzioni formali che, senza contestare i principi del classicismo, impreziosiscono e deformano l'espressività classica e intendono esprimere interessi e sensibilità lontani dall'equilibrio e dalla compostezza nella direzione del surreale e del sentimentale. Secondo queste premesse rientrerebbero nel manierismo alcune parti dell'opera di B. Cellini, di A. Caro, di G. B. Della Porta, di B. Guarini e T. Tasso. La situazione, comunque non è ancora criticamente definita. Nelle letterature europee sono state individuate espressioni manieristiche, per esempio, nella poesia di J. Donne e in M. Opitz.