Home page
Manzóni, Alessàndro (Milano 1785-1873) Scrittore. Nacque a Milano il 7 marzo 1785 da Pietro Manzoni e da Giulia Beccaria, figlia di Cesare. A sei anni, il piccolo Alessandro, venne mandato a studiare nel collegio dei Somaschi a Merate e nel 1796 si trasferì nel collegio, sempre somasco, di Lugano. Dal 1798 al 1801 proseguì e terminò i propri studi il collegio barnabita dei nobili a Milano. Nel 1801 Alessandro compose il suo primo poemetto Del trionfo della libertą. Terminati gli studi egli visse, per quattro anni, nella casa paterna a Milano, intervallando questo periodo con alcuni mesi di soggiorno a Venezia. Già dal 1792 i genitori si erano separati e la madre viveva a Parigi con il conte Carlo Imbonati. Durante questi anni, Alessandro scrisse sonetti, sermoni, frammenti di odi e l'idillio Adda. Il 15 marzo 1805 morì a Parigi il conte Carlo Imbonati, così Manzoni si trasferì a Parigi dalla madre e scrisse il carme In morte di Carlo Imbonati. Due anni dopo, tornò a Milano e vi si stabilì. Il 6 febbraio 1808 Manzoni sposò, secondo il rito calvinista, Enrichetta Blondel, una donna svizzera incontrata l'anno prima. Nel giugno dello stesso anno gli sposi partirono per Parigi. Qui il 23 dicembre nacque la loro prima figlia che venne chiamata Giulia Claudia in onore della nonna e del padrino Claudio Fauriel. Manzoni nel frattempo scrisse il poemetto Urania, che uscì a Milano nel 1809. Il 15 febbraio 1810 Alessandro ed Enrichetta si sposarono secondo il rito cattolico. Nell'aprile, sotto la guida dell'abate Degola, Enrichetta iniziò la propria istruzione religiosa che si concluse il 22 maggio nella chiesa di Saint-Séverin, dove ella abiurò solennemente abbracciando la fede cattolica. Il 2 giugno, i coniugi Manzoni, lasciarono Parigi per trasferirsi definitivamente a Milano. Nell'agosto dello stesso anno Manzoni si confessò e in dicembre fece la prima comunione e questa nuova fede religiosa si rivelò un luogo tranquillo e sicuro per la sua inquietudine. Tale esperienza religiosa però non venne trasformata in un costruttivo fatto privato, grazie al quale ci si sarebbe potuti chiudere nei sereni affetti familiari e nella rassegnata accettazione del male del mondo. Le nuove convinzioni religiose del Manzoni non gli fecero assumere una posizione distaccata dal mondo, introversa e meditativa, non ruppero i legami con la sua educazione e cultura giovanile né contrastarono gli atteggiamenti mentali derivati dagli illuministi e ideologi in Italia e in Francia. Al contrario di altre clamorose conversioni, questa non disintegrò l'uomo vecchio per far spazio a quello nuovo, ma fu un maturo trapasso da una illuminata persuasione intellettuale a una più profonda e fervida convinzione morale. Il 5 settembre 1811 nacque la figlia Luigia Maria Vittoria, che purtroppo morì lo stesso giorno. L'anno dopo la famiglia si trasferì nel palazzo Beccaria e Manzoni iniziò a lavorare agli Inni sacri e tra il 1812 e il 1815 ne scrisse quattro: Natale, Pasqua, Risurrezione, Nome di Maria. Già queste opere, che celebrarono la verità rivelata, mostrarono la novità manzoniana nello spirito che li animò e soprattutto nello stile: gli aggettivi-epiteti, sollevati dalla loro abituale funzione decorativa, risaltarono per la loro statura morale. Nel 1813 nacque il primo figlio maschio, Piero. Nel 1816 Manzoni iniziò a scrivere il Conte di Carmagnola che terminerà nel 1820; nel 1817 cominciò a lavorare alla Pentecoste, ultimata in seguito nel 1822. Il 13 novembre 1817 nacque la figlia Sofia. Nel 1818 scrisse le Osservazioni sulla morale cattolica, che vennero pubblicate nel 1819 a Milano. In questo stesso anno tutta la famiglia si recò a Parigi, dove il 7 giugno nacque il figlio Enrico. L'anno successivo Manzoni tornò a Milano e scrisse la Lettre ą M. Chauvet e iniziò l'Adelchi, terminato anch'esso nel 1822. Nel 1821 compose le odi Marzo 1821 e Cinque Maggio fece pubblicare le Tragedie. In queste opere egli scoprì, per la prima volta, i personaggi e le plebi afflitte e la loro interiorità più segreta che anche se scritta con lo stile tradizionale, riuscì a esprimere e mostrare un mondo di teneri affetti e di rara sensibilità. Il 12 agosto di questo anno, nacque la figlia Clara e l'anno successivo, Vittoria. Il 22 settembre 1823 Manzoni scrisse al marchese Cesare d'Azeglio la Lettera sul Romanticismo e nello stesso anno portò a termine la prima stesura del romanzo Fermo e Lucia, iniziato il 24 aprile 1821. Il 18 marzo 1826 nacque il figlio Filippo. 
Nel 1827 pubblicò in tre volumetti il Fermo e Lucia con il titolo definitivo I promessi sposi, presso l'editore Ferrario di Milano. Negli anni durante i quali Manzoni fu freneticamente occupato dalla stesura del libro, credette addirittura di doversi creare una nuova lingua adatta al romanzo italiano. Per questo scopo, aiutato dal Cherubini, intraprese una laboriosa trasformazione del dialetto milanese in quello toscano. In questo modo Manzoni creò in Italia, praticamente dal nulla, il romanzo moderno. Con le sole sue forze riuscì a far maturare il processo intellettuale e morale del secolo precedente e a costituirsi una poetica e una teoria linguistica veramente efficienti derivandole dal suo lavoro creativo e dalla sua meditazione, riuscendo così a creare una nuova forma d'arte; il romanticismo italiano iniziò a prendere forma, superando i limiti dell'illuminismo. Manzoni andò ben al di là dell'autobiografismo, creò il personaggio moderno, correlò la storia con il destino dei piccoli e grandi uomini, togliendole la funzione di semplice cornice scenografica, diede molta importanza alla responsabilità morale di ogni personaggio, introducendo così una sottile analisi psicologica di ognuno. Il 15 luglio 1827 Manzoni partì per la Toscana, dove in settembre a Firenze, incontrò Leopardi, Viesseux, Giordani e Niccolini. Nel dicembre venne accolto tra gli accademici corrispondenti dell'Accademia della Crusca. Nel maggio del 1830 nacque l'ultima figlia, Matilde e l'anno seguente, la prima figlia Giulia, sposò Massimo d'Azeglio. Nel 1833, il giorno di Natale, morì la moglie Enrichetta. Quattro anni più tardi, Manzoni sposò, in seconde nozze, Teresa Borri, la vedova del conte Decio Stampa. Nel novembre del 1840 uscì la prima dispensa dell'edizione definitiva di I promessi sposi. Le modifiche che vennero apportate non alterarono sostanzialmente lo stile e la struttura dell'opera. Il romanzo venne illustrato dal Gonin e interamente stampato a Milano, presso Guglielmini e Redaelli; vi fu allegata come appendice la Storia della colonna infame. Il 7 luglio 1841 morì la madre di Manzoni; il 27 settembre la figlia Vittoria si sposò con G. B. Giorgini. Nel 1848 il figlio Filippo venne arrestato e tenuto in ostaggio dagli austriaci, in occasione delle Cinque Giornate di Milano. Nell'ottobre dello stesso anno, Manzoni, venne eletto deputato di Arona, ma non accettò il mandato. Nel 1852 Manzoni si recò, per la seconda volta, in Toscanae poi ancora una terza volta nel 1856, in occasione della quale si incontrò con Gino Capponi. Il 30 giugno 1859 venne nominato presidente dell'Istituto Lombardo. Il 9 agosto dello stesso anno ricevette il gran cordone dei Ss. Maurizio e Lazzaro da Vittorio Emanuele e una pensione annua. L'anno dopo venne nominato senatore e prestò giuramento a Torino. Nel febbraio del 1861, sempre a Torino, votò favorevolmente la legge che incoronò Vittorio Emanuele re d'Italia. Durante questo anno morì la seconda moglie, Teresa. In questo periodo ricevette le visite di Cavour e di Garibaldi. Nel 1862 venne nominato presidente della commissione per l'unificazione della lingua. Nel 1868 presentò la relazione Dell'unitą della lingua e dei mezzi per diffonderla. In questo anno portò a termine La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859 e il 30 giugno si incontrò con Giuseppe Verdi. Nel 1872 gli venne conferita la cittadinanza romana. Il 22 maggio 1873 Alessandro Manzoni morì. Solo due dei suoi numerosi figli gli erano sopravvissuti. Nel primo anniversario della sua morte fu eseguita, a Milano, la Messa da requiem dedicata alla sua memoria da Giuseppe Verdi. L'opera complessiva di Alessandro Manzoni è certamente la maggiore espressione del romanticismo italiano. Si inserisce in un ambito culturale, quello lombardo, molto sensibile agli avvenimenti letterari che provenivano d'oltralpe, in particolare dai circoli letterari francesi e tedeschi. Manzoni partecipò attivamente al dibattito sulla necessità di ricostruire la letteratura italianae soprattutto il romanzo, su basi nuove e diverse, per il superamento di uno sterile classicismo. In questo suo intento fu condiviso da molti autori e letterati dell'epoca, sebbene la profondità delle sue riflessioni e la levatura dei suoi scritti, lo mettessero in una posizione superiore e molto avanti rispetto ai suoi contemporanei. In realtà il suo romanticismo supera le poetiche europee basate sull'esasperazione dei sentimenti, delle passioni e intrisi di misticismo magico e di leggende cavalleresche medievali. Si rifà invece alla tradizione, molto viva in Lombardia da più di un secolo, di letteratura di impegno morale e sociale, dovuta anche alla presenza di una classe operaia e contadina e all'impegno della Chiesa del cardinal Borromeo, con il suo forte contenuto solidale. Dopo le sue prime opere, in cui paga l'apprendistato, lo scrittore sente il bisogno di essere presente nella storia e negli avvenimenti del suo tempo, facendosi portavoce se non delle prime richieste unitarie che nascevano da tutta l'Italia, almeno di quelle di un gruppo di uomini riuniti da ideali comuni. Ne sono esempio le Odi del 1821 e gli Inni sacri. Questa sua scelta sociale, cioè per le persone al di là della ragion di stato prosegue nell'Adelchi e raggiunge il suo apice nei Promessi sposi in cui Manzoni assegna a persone umili, Renzo e Lucia e lo stesso fra Cristoforo, il ruolo di eroi positivi in contrapposizione alla nobiltà e alla borghesia colta e affida alla religione le speranze di riscatto e di giustizia. Sicuramente in questo era stato influenzato anche dalla sua conversione al cattolicesimo e dalla moglie Enrichetta. È dalle pagine delle sue ultime opere che si evince la sua scelta antiretorica, che scarta e mette da parte le forme lirico soggettive del romanzo storico o epistolare così care al romanticismo europeo. In effetti si può sostenere che Manzoni, specialmente nei Promessi sposi ha aperto, secondo quanto si era proposto, un nuovo capitolo nella storia della prosa letteraria italiana, proponendo il romanzo in forma conversevole, lontana dai moduli della tradizione classicista e tendente invece alla lingua parlata, ma non per questo trasandata, piena di rigore logico-costruttivo e formale. Resta, a distanza di più di un secolo, un autore tra i più letti e viene proposto alla studio e nelle scuole. 
manzoniàno, agg. e sm. agg. Relativo al Manzoni. 
sm. Seguace del Manzoni. 
manzonìsmo, sm. 1 Applicazione estrema delle teorie manzoniane che arriva fino all'uso di un linguaggio artificioso che abusa dei fiorentinismi. 2 L'insieme delle influenze che Alessandro Manzoni ha esercitato, tramite le sue opere e le sue critiche, sul pensiero e sulla letteratura italiani. 
Manzòtti, Luìgi (Milano 1835-1905) Coreografo e mimo. Nel 1881 creò il famoso Excelsior, balletto sul trionfo della scienza e del progresso. 
Manzù, Giàcomo (Bergamo 1908-Roma 1991) Pseudonimo di Giacomo Manzoni, scultore e pittore. Dai dodici ai diciotto anni lavorò presso botteghe artigiane come apprendista intagliatore, stuccatore, decoratore (1920-1926). Durante il servizio militare a Verona studiò le porte di San Zeno e i calchi dell'Accademia Cicognini. Dopo aver studiato l'arcaismo romanico gotico e aver subito l'influenza dell'impressionismo, prese parte al movimento Corrente (1938-1943). Nel 1941 per un breve periodo fu insegnante di scultura all'Accademia di Brera. Le principali opere sono Testa di donna (1936, Milano, Galleria d'Arte Moderna) e Susanna (1937, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna) realizzate secondo i canoni classici, ma con raffinati giochi di luce d'ispirazione impressionista, il Grande ritratto di signora (1946), la Porta della morte (1952-1964, in San Pietro a Roma), la Porta dell'amore (1955-1958, nel duomo di Salisburgo), la Porta della pace e della guerra per la chiesa di Saint Laurenz a Rottedam (1965-1969), la serie dei Cardinali (iniziata tra il 1938 e il 1939) e il ciclo di bassorilievi in bronzo con le Deposizioni e le Crocifissioni (1939-1942). Le sue opere, spesso a carattere religioso, denunciano gli orrori della guerra e delle dittature e in esse plasticità e valori luministici si fondono nel rigore architettonico. 
mào, sm. invar. Voce imitativa del miagolio del gatto. 
Mao Tse-tung (Shao-shan 1893-Pechino 1976) Statista e rivoluzionario cinese. Figlio di agiati contadini, si trasferì nel 1919 a Pechino dove lavorò nella biblioteca dell'università. Fu tra i fondatori del Partito comunista cinese (1921) e membro del comitato esecutivo. Dopo il fallimento dell'intesa tra il Kuomintang di Chiang Kai-shek e i comunisti e la sconfitta dei rivoluzionari comunisti a Canton (1927), si dedicò all'organizzazione di bande armate tra i contadini, sui monti di Chingkan. Divenuto presidente della Repubblica sovietica cinese nel 1931, fu sconfitto da Chiang Kai-shek nel 1933 e 1934 e guidò la ritirata (la lunga marcia) dell'armata rossa verso nord, fino a raggiungere Yenan, nella provincia dello Shansi. L'invasione del Giappone portò nel 1937 a un accordo tra i comunisti e il Kuomintang, interrottosi dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando i comunisti avevano il controllo delle provincie settentrionali. Nel 1948 Mao guidò la conquista della Manciuria e nel 1949 entrò a Pechino, dove proclamò la nascita della Repubblica popolare cinese (1° ottobre 1949). Dopo il 1959 entrò in contrapposizione con le posizioni revisioniste dei comunisti russi e nel 1965, con la rivoluzione culturale, ritornò al potere ed elaborò la nuova costituzione (1975). Dopo la sua morte, il gruppo dirigente del partito comunista cinese si ruppe in fazioni opposte, per la conquista del potere. 
Mao Tun (Ching-chen 1896-Pechino 1981) Pseudonimo di Shen Yenping. Romanziere cinese. Tra le opere Eclissi (1928) e Mezzanotte (1932). 
maoìsta, agg., sm. e sf. (pl. m.-i)Seguace del maoismo. 
Maoke, mónti Catena montuosa dell'Indonesia, nell'Irian Occidentale. Vetta più elevata il Puncak Jaya (5.020 m). 
maomettàno, agg. e sm. agg. Relativo a Maometto. ~ islamico. 
sm. Seguace della religione di Maometto. ~ musulmano. 
maomettìsmo, sm. Religione di Maometto. 
Maométto (La Mecca 570 ca.-Medina 632) Fondatore e profeta dell'islamismo. Nacque tra il 567 e il 572 d. C. nella regione dello Hijâz, altopiano desertico lungo la costa occidentale dell'Arabia che si affaccia sul Mar Rosso. In questa regione vicino a oasi fiorenti si trovavano già nel VI secolo due centri abitati da popolazione sedentaria di mercanti, Mecca e Yathrib (successivamente chiamata Medina). Popolazioni sedentarie erano stanziate anche nello Yemen (l'Arabia felix dei latini) che aveva scambi mercantili e culturali con la vicina Etiopia cristiana. L'influenza del cristianesimo giungeva in Arabia anche dal nord. Regni cristiani si trovavano nella zona settentrionale dell'Arabia in particolare presso il confine bizantino e persiano. Sulla via che collegava lo Yemen al mondo bizantino, La Mecca godeva di una condizione commerciale privilegiata; in particolare contribuivano a dare importanza alla città le grandi fiere annuali che si svolgevano nelle sue vicinanze e il culto della Pietra Nera nel santuario della Ka'ba (edificio cubico). La vita religiosa della Mecca culminava nella cerimonia del pellegrinaggio. In questo ambiente nacque e visse Muhammad profeta dell'Islam, conosciuto in Occidente con il nome di Maometto. Le fonti che descrivono la vita del Profeta sono il Corano e la raccolta di tradizioni formatasi nei secoli successivi. La compilazione più antica relativa alla vita di Maometto è la cosiddetta Sīra (vita modello) di Ibn Ishâq, vissuto settantadue anni dopo la morte del Profeta. Molto dubbi sono gli anni precedenti alla missione pubblica di Maometto; egli avrebbe appartenuto alla grande tribù dei Quraish (o coreisciti), signori della Mecca. Secondo la tradizione Maometto sarebbe stato un trovatello; il padre 'Abdallâh sarebbe morto prima della sua nascita, mentre la madre Âmina al momento della nascita del futuro profeta avrebbe avuto visioni miracolose di gloria. Maometto rimase orfano della madre quando aveva sei anni; questa condizione di orfano è testimoniata nel Corano. Il piccolo Maometto fu affidato al nonno paterno Abd al-Muttalib che ne curò l'educazione. Morto anche il nonno, Maometto fu cresciuto dallo zio Abz Tâlib, padre del futuro califfo 'Alî. Date le difficili condizioni finanziarie in cui si trovava la sua famiglia, Maometto dovette lavorare per vivere e servì come pastore presso alcuni parenti. Un episodio interessante dell'infanzia di Maometto fu la sua purificazione; si narra che mentre in compagnia di altri coetanei pascolava il gregge, fu preso da due uomini vestiti di bianco (angeli) che lo buttarono a terra gli aprirono il petto, ne estrassero un grumo di sangue nero e con un po' di neve che si erano portati con sé in una tazza d'oro gli lavarono il cuore e il ventre. Richiusero il petto di Maometto e scomparvero. Altro episodio della fanciullezza di Maometto fu quello relativo al viaggio (582 ?) in compagnia dello zio Abz Tâlib in Siria: a Busra il dotto e santo monaco cristiano Bahîra riconobbe in lui le qualità di Profeta. La situazione finanziaria di Maometto cambiò con il matrimonio con la ricca vedova Khadîja (595 ?). La tradizione vuole che Khadîja utilizzò dapprima Maometto come suo fiduciario perché era famoso per la sua onestà tanto da essere chiamato al-amīn (il fidato). Maometto aveva allora venticinque anni, Khadîja quaranta. 
Nel 610 d. C. Maometto incominciò ad avere le prime rivelazioni nella caverna del monte Hirâ; esse furono precedute da lunghi ritiri spirituali, i tahannuth, non ignoti anche al paganesimo preislamico. Quando veniva inondato dalla rivelazione divina, Maometto cadeva per terra gridando zammilūnī, zammilūnī! (avvolgetemi in un manto). La tradizione narra che dopo le prime rivelazioni il flusso della parola divina si interruppe per un certo periodo di tempo; questo intervallo è detto fatra (indebolimento). Maometto confidò solo a pochi intimi le rivelazioni ricevute dall'Angelo. Questo periodo della vita del Profeta è chiamato pre-apostolico. Secondo la tradizione i primi convertiti furono la moglie Khadîja, il cugino 'Alî, il figlio adottivo Zaid e i due futuri califfi 'Othmân e Abz Bakr. Una visione verso la fine del 612 avrebbe ordinato a Maometto di iniziare il suo apostolato pubblico; sembrerebbe che nei primi tempi Maometto cercasse di attirarsi le simpatie dei dirigenti della Mecca e solamente più tardi avesse assunto un altro atteggiamento. Interessante è un episodio riportato dal Corano: un povero cieco un giorno si recò da Maometto per chiedere informazioni sulla predicazione, ma il Profeta, impegnato a convincere i ricchi meccani, lo avrebbe scacciato. Un fatto che colpisce è la rarità in tutto il Corano di nomi propri di persone e di luoghi, essenziali per capire determinate circostanze. La tradizione rimedia eccedendo nel fornire dettagli di circostanze, di tempi e di luoghi difficilmente credibili. Maometto fu accusato di essere un mago o un poeta, di aver inventato le rivelazioni e di dire cose non vere parlando della resurrezione dei morti e dell'Ora finale. Cominciarono quindi le persecuzioni contro Maometto e l'esile gruppo di suoi seguaci. I coreisciti, comprendendo che una vittoria del monoteismo di Maometto avrebbe comportato la fine del loro predominio politico-religioso, cominciarono a ostacolarlo alla Mecca. Nel 615 d. C. ottanta persone circa, guidate da Ja'far figlio di Abz Tâlib emigrarono in Abissinia. Poco dopo si verificò un importante avvenimento, la conversione di 'Omar, un personaggio molto influente; la situazione precipitò con l'esclusione dei musulmani dai diritti tribali. Questo era un fatto gravissimo, in quanto all'epoca l'unica garanzia di protezione era l'appartenenza a un clan. Il potente Abz Tâlib, zio di Maometto, riuscì a rendere vano questo tentativo per un certo tempo. In questo periodo si colloca il miracoloso viaggio notturno a Gerusalemme, dopo il quale Maometto fu rapito e portato in cielo su di un cavallo angelico detto Burāq e qui, dopo aver contemplato i tormenti dell'Inferno e la serenità del Paradiso, si avvicinò a Dio. Di questo viaggio simbolico esistono numerosi racconti popolari. Nel 619 d. C. morirono la moglie di Maometto Khadîja e Abz Tâlib; fu un momento particolarmente difficile per il profeta. Maometto aveva avuto dalla moglie varie figlie; l'unica sopravvissuta era Fatima, la futura moglie del cugino Alî. Nel 620 d. C. tentò di convertire la ricca città di Tâ'if senza riuscirvi; nello stesso anno durante il tradizionale pellegrinaggio alla Ka'ba alcuni abitanti di Yathrib, la futura Medina, si convertirono alla sua predicazione. A Yathrib vivevano molti monoteisti ed ebrei e le continue lotte tra le due grandi tribù degli Aus e dei Khazraj facevano sentire la necessità di un capo imparziale. Dopo un primo convegno nel 621 d. C. ad 'Aqaba, un'altura presso la Mecca, nel giugno del 622 d. C. si concluse il cosiddetto patto di al-'Aqaba; Maometto fu riconosciuto capo degli abitanti di Yathrib. Nello stesso anno avvenne l'ègira, la fuga dalla Mecca per Medina/Yathrib. La tradizione narra di un tentativo di assassinio di Maometto da parte dei coreisciti poco prima della sua partenza. Il viaggio non fu semplice: il 25 settembre Maometto arrivò a Yathrib; da allora la città di Yathrib sarà chiamata Medina (da Madīnat an Nabī, città del profeta). Un anno dopo l'arrivo di Maometto, a Medina fu emanato un editto con il quale venivano regolati i nuovi rapporti tra i diversi gruppi che formavano la popolazione; nel documento fu evidenziato che nessun credente poteva prendere le difese di un non credente anche se appartenente alla stessa tribù. Ebrei e musulmani si impegnarono ad aiutarsi scambievolmente in caso di aggressione. Maometto utilizzò tutti i mezzi che aveva a disposizione per organizzare, difendere e consolidare la comunità stessa. Nel 623 d. C. sposò 'Â'isha e un anno più tardi (624 d. C.) ottenne la prima vittoria militare a Badr, località a circa 105 chilometri da Medina. Un mese dopo la battaglia di Badr furono confiscati i beni della tribù ebrea dei Qainuqâ'. Nel 625 d. C. i coreisciti si presero la rivincita di Badr vincendo a Uhud; durante questa battaglia Maometto fu ferito lievemente. A settembre dello stesso anno gli ebrei Nadîr furono espulsi da Medina e i loro beni confiscati. Dopo questo episodio si verificarono razzie punitive contro le tribù beduine. Nel frattempo Maometto decise di cambiare la direzione assunta dagli oranti durante la preghiera canonica, la cosiddetta qibla. Da quel momento gli oranti dovevano orientarsi verso la Ka'ba e non più verso Gerusalemme. Nella primavera del 626 d. C. si sposò nuovamente, questa volta con Zainab, moglie del figlio adottivo Zaid e da questi divorziata. Molti matrimoni di Maometto furono fatti a scopo politico; egli non ebbe nessun figlio maschio se non quello avuto da una sua relazione con una schiava copta, Maria nel 630 d. C. Nel novembre del 626 d. C. la moglie 'Â'isha ebbe un banale incidente che però lasciò ampi strascichi nella storia successiva. Durante una spedizione 'Â'isha si allontanò dalla carovana e fu trovata da un giovane cammelliere che la riportò a casa il giorno seguente; si diffusero brutte voci sul suo conto. Maometto la riprese con sé dopo una rivelazione divina che la assolveva. Questo episodio fu una causa occasionale delle lotte di successione che portarono allo scisma tra sunniti e sciiti. Nel marzo del 627 d. C. i coreisciti radunarono una confederazione di beduini, di circa diecimila uomini. Medina fu assediata e si salvò grazie a un fossato costruito dal persiano Salmân. Dopo la vittoria Maometto si scagliò contro i traditori ebrei appartenenti all'ultimo clan ebraico rimasto in città, quello dei Quraiza e pochi sfuggirono al massacro. Con questa vittoria finì il periodo di difesa e di consolidamento dello stato musulmano di Medina e cominciò la fase di espansione. Molte tribù beduine si convertirono in massa. Nell'aprile del 628 d. C. Maometto ebbe una visione riferita nel Corano: essa annunciava che tra breve i suoi seguaci avrebbero intrapreso un pellegrinaggio al santuario di Abramo della Ka'ba. Maometto iniziò i preparativi per il viaggio verso la Mecca. Quell'anno il pellegrinaggio si rivelò impossibile, ma Maometto ottenne a Hudaibiya il famoso giuramento di fedeltà e concluse con i coreisciti una tregua decennale ottenendo il permesso di compiere l'anno successivo, pacificamente, il pellegrinaggio al santuario della Ka'ba. Nel 629 d. C. con circa duemila seguaci entrò alla Mecca e si recò in visita al santuario. Prima della definitiva conquista della città ci furono altre spedizioni, tra cui quella a Mu'ta al confine bizantino guidata da Zaid che morì in battaglia. Alla fine dell'anno Maometto iniziò con diecimila seguaci la marcia verso la Mecca ed entrò nella città santa nel gennaio dell'anno successivo. Nel frattempo organizzò un'altra spedizione contro la confederazione beduina dei Hawâzin nei pressi di Tâ'if. Verso la metà di marzo dopo aver compiuto i riti del pellegrinaggio, Maometto fece ritorno a Medina. Venne quindi organizzata una spedizione in Transgiordania. La tradizione parla di uno scisma manifestatosi in questo periodo tra i musulmani con la costruzione di una moschea nei pressi di Qubâ. L'anno dopo la conquista della Mecca, nel 631 d. C., il pellegrinaggio venne guidato da Abz Bakr in rappresentanza di Maometto. Il Profeta partecipò di persona al pellegrinaggio dell'anno seguente (febbraio del 632 d. C.) spinto da uno strano presentimento. È il pellegrinaggio noto nella tradizione come pellegrinaggio d'addio. Maometto moriva a Medina pochi mesi dopo (8 giugno) in semplicità come era vissuto fra le braccia della moglie prediletta 'Â'isha. 
Maometto (musica) Dramma musicale in due atti di G. Rossini, libretto di C. della Valle (Napoli, 1820). 
Maométto (sultani) Nome di sultani. 
Impero ottomano Maometto I 
(1389?-Adrianopoli 1421) Figlio di Bayazid I, fu sultano ottomano dal 1413. Dopo l'invasione di Tamerlano, ricostituì l'unità dell'impero. 
Maometto II 
(Adrianopoli 1430 ca.-presso Scutari 1481) Figlio di Murad II, fu sultano dal 1451. Due anni dopo conquistò Costantinopoli, quindi estese il suo potere sulla Bosnia e su terre dell'Asia Minore. Celebre il suo ritratto di Gentile Bellini. 
Maometto III 
(1566-Costantinopoli 1603) Figlio di Murad III, gli succedette come sultano ottomano dal 1595. Lottò a lungo contro la Persia. Venne ucciso in una congiura. 
Maometto IV 
(1642-Adrianopoli 1692) Fu sultano dal 1648 al 1687. Sottrasse Candia ai veneziani e assediò Vienna (1683). Costretto alla ritirata dalle truppe cristiane, fu deposto dai suoi soldati. 
Maometto V 
(Istanbul 1844-1918) Sultano ottomano dal 1909. Nel 1911 dovette cedere la Libia e il Dodecanneso all'Italia, e nel 1912 e 1913 venne nuovamente sconfitto nella guerra balcanica, subendo ulteriori perdite di territori europei. 
Maometto VI 
(Istanbul 1861-San Remo 1926) Fratello di Maometto V, gli succedette come ultimo sultano ottomano dal 1918 al 1922. Nel 1918, dopo la prima guerra mondiale, firmò la resa turca. Venne detronizzato dalla rivolta repubblicana di Kemal Pascià. 
Marocco Maometto V del Marocco 
(Fez 1909-Rabat 1961) Sultano dal 1927 al 1957, quando abolì il sultanato e divenne re del Marocco, introducendo un regime costituzionale. 
maòri, agg. e sm. Che appartiene o si riferisce ai maori, popolazione polinesiana della Nuova Zelanda settentrionale. 
Provenienti dalla Polinesia, si stabilirono in Nuova Zelanda in seguito a successive migrazioni dal IX al XIV sec. Hanno struttura sociale fortemente gerarchica e divisa in caste e famiglie per discendenza materna. Circa 250.000 sono sopravvissuti allo sterminio operato dai bianchi. Attualmente il governo neozelandese ha avviato programmi per la tutela e l'integrazione dei maori. Caratteristici i tatuaggi corporei e le case con tetti spioventi. 
Mapamyum Co Lago (520 km2) della Cina, nel Tibet, sul versante meridionale dei monti Kailas. 
Mapèllo Comune in provincia di Bergamo (5.005 ab., CAP 24030, TEL. 035). 
màpo, sm. invar. Agrume ottenuto dall'ibridazione di un mandarino e un pompelmo. 
màppa, sf. 1 Carta topografica a grande scala, molto particolareggiata di un territorio. ~ pianta. 2 Carta in cui vengono tracciati i confini delle proprietà. ~ topografia. mappa catastale