Home page
mòle, sf. 1 Edificio grandioso. 2 Volume, dimensione. 3 Entità. 
molècola, sf. La minima quantità di materia, composta da due o più atomi uguali o diversi, in grado di conservare le proprietà chimiche caratteristiche dell'elemento (atomi uguali) o del composto (atomi diversi). Le molecole costituite da un solo atomo, per esempio nei gas rari e nei metalli, sono dette monoatomiche. Tra le molecole si instaurano forze attrattive (forze di Van der Waals) molto più deboli delle forze tipiche dei legami chimici e tali che, allo stato liquido e gassoso, esse mantengono la propria identità. Tutte le molecole di un determinato composto sono uguali tra loro, essendo costituite dallo stesso numero di tutti gli atomi costituenti. Per esempio tutte le molecole d'acqua contengono due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno. La dimensione di una molecola varia dal decimo di nanometro per la molecola monoatomica di idrogeno a qualche micrometro per le macromolecole, mentre la massa delle molecole è data dal loro peso molecolare, il quale a sua volta è dato dalla somma dei pesi atomici di tutti gli atomi costituenti. 
molecolàre, agg. Che è attinente alla molecola. 
molestàre, v. tr. Arrecare molestia, importunare. ~ infastidire. 
molestatóre, sm. (f.-trìce) Chi molesta. 
molèstia, sf. Fastidio, noia, danno che provoca preoccupazione. ~ fastidio. 
molèsto, agg. Che reca molestia. 
molétta, sf. 1 Nell'estrazione mineraria, puleggia di diametro grande e dotata di gola per lo scorrimento della fune per l'estrazione. 2 Piccola affilatrice che viene utilizzata dall'arrotino. 
Molfètta Città (67.000 ab., CAP 70056, TEL. 080) in provincia di Bari, sul mar Adriatico. Le principali risorse sono l'agricoltura (olive, uva, frutta e ortaggi), la pesca, le industrie alimentari, meccaniche e cantieristiche e il turismo balneare. I principali siti di interesse sono il duomo vecchio (XII-XIII sec.) e la chiesa di Santa Maria dei Martiri. 
molibdàto, sm. Sale dell'acido molibdico. 
molibdenìte, sf. Solfuro di molibdeno. Si presenta in lamine o in prismi esagonali corti di colore grigio lucente e untuosi al tatto. 
molibdèno, sm. Elemento chimico dal simbolo Mo, numero atomico 42, peso atomico 95,94. È un metallo di colore bianco argenteo caratterizzato dall'elevato punto di fusione (2.617 °C) e dalla durezza. Viene impiegato negli acciai per migliorarne la resistenza meccanica e nelle lampadine a incandescenza come supporto dei filamenti. Le leghe contenenti molibdeno trovano largo impiego nell'industria missilistica. La presenza di molibdeno, in tracce, è indispensabile per la vita vegetale. 
molìbdico, agg. (pl. m.-ci) Dell'acido H2MoO4 e del triossido MoO3
Mòlidi Famiglia di Pesci tetraodontiformi cosmopoliti, detti anche pesci luna, che hanno corpo corto e senza peduncolo caudale, pelle rugosa, pinne anale e dorsale opposte, muso largo e che sono privi di pinne ventrali. 
Molière (Parigi 1622-1673) Pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin. Autore teatrale e attore francese. Il 15 gennaio 1622 venne battezzato a Parigi Jean Poquelin, ben presto chiamato Jean-Baptiste (solo in seguito, a ventidue anni, prese lo pseudonimo di Molière). Suo padre era un tappezziere, un artigiano agiato; sua madre, Marie Cressé, morì quando il figlio aveva solo dieci anni. In seguito, nel 1633, il padre si sposò con Catherine Fleurette, la quale morì nel 1636. L'infanzia del piccolo fu segnata da lutti e inquietudini che però spiegano solo in parte il fondo di tristezza del suo umore e la rarità dei ruoli materni nel suo teatro. Nella sua infanzia furono invece fondamentali la vivacità popolare, l'animazione, il rumore, l'accanito lavoro e gli spettacoli con i quali da piccolo fu ogni giorno a contatto. Nel quartiere di Halles, dove visse, il vivace spirito di Poquelin poté impregnarsi del senso di una vita formicolante, dello scherzo pittoresco e della varietà della realtà umana. Il padre gli permise studi molto superiori a quelli dei figli degli altri commerciantie infatti compì i suoi studi dal 1635 al 1639 al Collège de Clermont, il migliore della capitale. Qui egli imparò la filosofia scolastica, il latino e una perfetta padronanza della retorica. Sui suoi studi successivi non si sa nulla di preciso ma probabilmente, intorno al 1640, iniziò a studiare diritto e divenne avvocato. Ad un certo punto della sua vita iniziò una relazione con Madeleine Béjart, un'attrice di quattro anni più anziana di lui, con già un figlio, avuto dalla precedente relazione con il conte di Modena. Con l'aiuto di questa donna colta, capace di condurre con intelligenza i propri affari, leale e devota, organizzò una loro compagnia che servì a Molière per capire la propria vocazione di attore e, il 30 giugno 1643, firmò il contratto che costituì una troupe teatrale di dieci membri, l'Illustre Théâtre. La piccola compagnia cercò di guadagnarsi da vivere prima a Rouen e poi al Jeu de Paume des Métayers a Parigi, inscenando spettacoli di ogni tipo, dalle tragedie alle farse. Ma il pubblico non rispose a dovere e iniziarono ad accumularsi debiti sino all'arresto di Molière per debiti; la compagnia si sciolse. Una volta liberato per interessamento del padre e di Madeleine, Molière e alcuni membri della compagnia abbandonarono Parigi. Dal 1645 al 1658 con i suoi compagni lavorò come attore ambulante con la compagnia di Charles Dufresne, rinomata e finanziata dal duca di Epernon, governatore della Guienna. Nel 1650 Molière ottenne la direzione della troupe che iniziò a fare le sue rappresentazioni a Pézenas, dove ogni anno si tenevano gli Stati della Linguadoca. A partire dal 1652 la compagnia, ormai ben affermata, iniziò ad avere un pubblico regolare a Lione. Durante questo girovagare Molière conobbe bene l'ambiente della provincia, ma soprattutto imparò a fare l'attore e a capire i gusti del pubblico e le sue reazioni. In questo periodo iniziò a scrivere alcune farse e due commedie: l'Etourdi (Lo stordito), commedia di intrigo, rappresentata a Lione (1655?) e il Dépit amoureux (Il dispetto amoroso), opera non eccezionale, rappresentata a Narbona nel 1656. Nel 1658 tornò a Parigi dopo un soggiorno a Rouen con la sua compagnia, la troupe de Monsieur (nome accordatole da Filippo d'Orleans). Il 24 ottobre recitarono davanti al re il quale, annoiatosi durante la rappresentazione, si entusiasmò solo con la farsa Docteur amoureux (Il dottore amoroso), scritta da Molière (il testo è stato ritrovato e pubblicato nel 1960 da M. Guibert). La compagnia venne autorizzata a occupare, alternandosi con la troupe degli Italiani, il teatro del Petit-Bourbon e quando nel 1659 gli italiani se ne andarono, il teatro fu a sua completa disposizione. Iniziò a mettere in scena delle tragedie ma con scarso successo. Scrisse anche un'opera che non fu né una tragedia né una commedia, il Don Garcia de Navarre, incentrata sul tema della gelosia, ma fu un fiasco. 
Molière capì che la commedia era la sua aspirazione e in questo genere eccelse già con la prima opera nel 1659, Précieuses ridicules (Le preziose ridicole). In questa farsa mise in luce gli effetti comici di una precisa realtà contemporanea, le bizzarrie tipiche della vita mondana e ne ridicolizzò le espressioni e il linguaggio. Tutto ciò provocò l'interruzione delle rappresentazioni per qualche giorno, ma gli inviti a corte e nelle case dei grandi signori si susseguirono ugualmente. Nel 1660 ci fu il gran successo di Sganarelle ou le Cocu imaginaire (Sganarello): qui fu il comico d'intrigo l'argomento principale, con il qui pro quo che regna in un ambiente dove ognuno si preoccupa solo ed esclusivamente della propria situazione. Nel frattempo venne demolita la sala Petit-Bourbon ma il re fece prontamente assegnare alla compagnia la sala del Palais-Royal. Il 24 giugno ci fu la presentazione dell'Ecole des maris (La scuola dei mariti). In questa commedia attraverso le buffonerie vennero ancora presentati problemi gravi e scottanti come l'educazione dei figli e la libertà da concedere alle mogli. In onore della festa che Fonquet offrì a Luigi XIV, in quindici giorni Molière scrisse e mise in scena la commedia dei Fâcheux (Gli importuni). Il 20 febbraio 1662 Molière sposò Armande Béjart, ufficialmente sorella, ma quasi sicuramente figlia, di Madeleine, e anch'essa entrò a far parte della troupe. Il 26 dicembre venne rappresentata l'Ecole des femmes (La scuola delle mogli) che superò in successo e in valore tutte le commedie precedenti. Questa opera portò però allo scontro con i rigoristi cristiani. Il 1663 fu interamente occupato dalla querelle della Scuola delle mogli, parallelamente al suo successo. Contro gli spiriti gelosi Boileau scrisse delle Stances a Molière; Donneau de Visé criticò la commedia nelle sue Nouvelles nouvelles. Il 1° giugno Molière rispose con la Critique de l'Ecole des femmes (Critica della scuola delle mogli) che dedicò alla pia regina madre. De Visé ribatté scrivendo Zélinde ou la véritable critique de l'Ecole des femmes e Boursault il Portrait du Peintre (Ritratto del pittore) nel quale accusò Molière di empietà. Ma l'Impromptu de Versailles (L'improvvisazione di Versailles) di Molière, nel quale egli accusò i suoi avversari di tentare di distoglierlo dalla composizione di altre grandi commedie, coprì di ridicolo i grandi attori e Borsault. Come risposta De Visé scrisse la Vengeance des Marquis (La vendetta dei marchesi) nella quale Madeleine Béjart venne descritta come una donnaccia e Molière trattato da becco e il Montfleury insistette ancora sulle sue disavventure coniugali nell'Impromptu de l'Hôtel de Condé. Le due operette scritte in questa occasione restano tra le più attraenti e originali. Il 19 gennaio 1664 gli nacque il figlio del quale Luigi XIV fu il padrino ed Enrichetta di Inghilterra la madrina. In questo mese su richiesta del re Molière scrisse la piccola commedia-balletto Marriage forcé. In maggio per la festa dei Piaceri dell'isola incantata in onore della giovane favorita del re, mademoiselle de La Valliére, Molière organizzò spettacoli e sfilate e l'8 maggio rappresentò la Princesse d'Elide e il 12 con il titolo di Hypocrite, i primi tre atti di Tartuffe. Anche quest'opera venne fatta proibire in quanto vista come una macchinazione anticristiana. Il 15 febbraio 1665 uscì Don Juan ou le festin de Pierre che nonostante il suo successo venne definitivamente ritirato in un mese, sempre perché accusato di mettere in ridicolo la religione. Il re concesse alla troupe il suo diretto padronato e così la compagnia divenne Troupe du Roi au Palais-Royal. In settembre Molière rappresentò Amour médicin (L'amore medico). In agosto gli nacque una figlia, ma nel frattempo il suo matrimonio era ormai solo una formalità e la sua salute molto precaria a causa della tisi. Il 14 gennaio 1666 uscì il Misanthrope (Il misantropo) che ebbe però un successo mediocre. Anche in quest'opera Molière trasportò i propri sentimenti di gelosia. Il 6 agosto il pubblico rispose meglio al Médicin malgré lui (Il medico per forza). In questo periodo affittò una casa in campagna ad Auteuil, dove però andò da solo per gustarsi la calma e la compagnia di amici che di volta in volta andavano a trovarlo. In dicembre la compagnia venne invitata a Saint-Germain-en-Laye e nel Ballet des muses (Balletto delle muse), Molière inserì prima Mélicerte una commedia pastorale-eroica, poi la Pastorale comique e in fine Le Sicilien ou l'Amour peintre (Il siciliano o l'amore pittore). Le due pastorali furono abbastanza piatte, mentre l'atto unico del Siciliano mostrò tutta la sua abilità per l'improvvisazione. Nella primavera del 1667 la sua salute peggiorò ancora. Nell'agosto di questo anno rappresentò l'opera, in cinque atti, L'Imposteur (L'impostore), proibita già subito il giorno dopo. Nel gennaio del 1668 Molière presentò a corte Amphitryon (Anfitrione), la quale, anche se un po' diversa dalle altre commedie, venne accolta ugualmente da risa e applausi. Sei mesi dopo la gelosia di un marito gli diede ancora spunto per la farsa George Dandin, rappresentata durante il Grand divertissement royal, in occasione della pace di Aix-la-Chapelle. Quest'opera, per alcuni versi sconcertante per la durezza dei suoi tre atti, non trasmise il solito calore caratteristico di tutte le altre sue commedie. Gli anni 1668-1669 furono alquanto aridi, non sicuramente per mancanza di idee e fantasia, ma per il pessimismo che in questo periodo lo afflisse. Testimoni di questo suo stato d'animo furono la commedia L'avare (L'avaro) e la farsa-balletto Monsieur de Pourceaugnac. La prima fu un fiasco, ma la seconda, scritta velocemente e in condizioni di salute precarie, nonostante una certa pesantezza e una forzatura degli scherzi, testimonianza della sua disperazione e stanchezza, fu ancora una volta un trionfo. Nel 1670 un'ordinazione del re che ne decise anche l'argomento portò alla composizione degli Amants magnifiques (Amanti magnifici), cinque atti in prosa. Durante questo anno Molière riprese vitalità e la malattia gli concesse una tregua. Nell'ottobre portò Bourgeois gentilhomme, (Il borghese gentiluomo), opera incentrata sui borghesi che vogliono nobilitarsi; fu una farsa piena di allegria, vivacità e invenzioni. Nel 1671, in vista del carnevale, scrisse per il re la Psyché e, in occasione del matrimonio di Monsieur, la Comtesse d'Escarbagnas. Nel maggio mise in scena anche le Fourberies de Scapin (Le furberie di Scapino). In questo anno si riconciliò con Armande e i due ebbero un figlio che però morì subito. Nel 1672 morì Madeleine Béjart; qualche tempo dopo Molière mise in scena le Femmes savantes (Le donne saccenti) e nel 1673 non gli fu concesso di rappresentare il suo Malade imaginaire (Malato immaginario) a corte che fu invece in scena al Palais-Royal il 10 febbraio. Durante una replica di questa commedia il 17 Molière venne colto da un malessere in scena e morì a casa sua, la sera dello stesso giorno. Molière viene da tutti, e a ragione, ritenuto il più grande commediografo francese. Aveva l'innata capacità di trovare nella realtà umana le zone dell'illusione comica, sia nelle azioni più confuse e agitate sia nell'intimo di una passione o di una mania. All'inizio nelle sue opere approfittò dell'esperienza della Commedia all'italiana per mettere in ridicolo i vezzi e difetti dei vari gruppi sociali, con l'uso anche dei lazzi e della volgarità per accentuarne la comicità. Più avanti cercò, riuscendovi, di penetrare nei caratteri comici dei personaggi sfruttandone le contraddizioni interiori, le finzioni di vanità, talora inconsapevoli, nell'immagine che ciascuno propone di se stesso, con i suoi contrasti intimi, negli amori, negli errori sentimentali o viziosi, brame e gelosie. Il risultato comico è implacabile con un completo distacco dell'autore dai personaggi che si scontrano, si amano, si tradiscono diventando solo figure ridicole e tragiche nello stesso tempo. Molière non si pone nessuno scopo didascalico ma solo analitico della società del suo tempo e di tutte le sue contraddizioni. 
Molìna Atèrno Comune in provincia di L'Aquila (554 ab., CAP 67020, TEL. 0864). 
Molìna di Lèdro Comune in provincia di Trento (1.398 ab., CAP 38060, TEL. 0464). 
Molina, Louis de (Cuenca 1536-Madrid 1600) Gesuita e teologo spagnolo. Con Concordia liberi arbitrii cum gratiae donis (1588), ispirò il molinismo. 
Molinàra Comune in provincia di Benevento (2.030 ab., CAP 82020, TEL. 0824). 
Molinara, La Commedia per musica di G. Paisiello, libretto di G. Palomba (Napoli, 1788).