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neonatologìa, sf. Settore della medicina che si occupa delle prime settimane di vita del neonato. 
neonazìsmo, sm. Corrente politica che ripropone l'ideologia del nazismo. 
neonazìsta, agg., sm. e sf. Seguace del neonazismo. 
Neonèli Comune in provincia di Oristano (832 ab., CAP 09080, TEL. 0783). 
neopàllio, sm. La porzione più recente dal punto di vista filogenetico della corteccia cerebrale. Nei Vertebrati rappresenta quasi il 90% dell'intera corteccia. 
neopilìna, sf. Mollusco (Neopilina galatheae) della famiglia dei Tribilidi e della classe dei Monoplacofori. Lunga 3,5 cm, vive negli abissi dell'oceano Pacifico. 
neopitagòrico, agg. e sm. (pl. m.-ci) agg. 1 Relativo al neopitagorismo. 2 Di seguace del neopitagorismo. 
sm. Seguace del neopitagorismo. 
neopitagorìsmo, sm. Indirizzo filosofico e religioso sviluppatosi in ambiente ellenistico nel II sec. a. C. e ad Alessandria e Roma nel I sec. a. C. Basato sulla dottrina pitagorica e influenzato dalle vicine religioni orientali, sviluppò una concezione della realtà configurata come dualismo tra il male e il bene, tra la carne e lo spirito, tra il mondo e Dio. La purificazione dell'anima era raggiunta attraverso pratiche ascetiche e l'uso mistico dei numeri. I principali esponenti furono Apollonio di Tiana (I sec. d. C.), Nicomaco di Gerasa, Moderato di Cadice e Numenio di Apamea (II sec.). 
neoplasìa, sf. Formazione di un nuovo tessuto, in genere tumorale, che deriva dall'alterazione di cellule normali. In base alle loro caratteristiche fisiche e morfologiche, si distinguono normalmente le neoplasie in benigne o maligne. Le prime sono, per definizione, quelle che non comportano pericoli mortali perché si accrescono lentamente, rimangono delimitate, non generano metastasi e, quindi, sono facilmente e radicalmente asportabili chirurgicamente. Le neoplasie maligne, invece, sono l'esatto opposto: rapido accrescimento, mancanza di incapsulamento, evoluzione invasiva e capacità a originare metastasi. ~ tumore. 
neoplatònico, agg. e sm. agg. Relativo al neoplatonismo. 
sm. Chi segue il neoplatonismo. 
neoplatonìsmo, sm. Indirizzo filosofico sorto ad Alessandria intorno al II sec. e sviluppatosi fino al VI sec. Rappresentò l'ultima grande espressione del pensiero greco e cercò di conciliare, partendo dalle idee di Platone, il razionalismo greco con la mistica orientale. Elemento comune alle varie correnti il concetto dell'Uno considerato come il Bene, dalla cui emanazione derivano tutte le cose. L'influenza del neoplatonismo fu recepita dal pensiero della patristica e dalla teologia medievale, fino a ispirare il pensiero moderno, con la Scuola di Cambridge. La prima scuola neoplatonica (Alessandria, III sec.) iniziò con Ammonio Sacca ed ebbe in Plotino il principale esponente. La scuola di Pergamo (IV sec.) affrontò temi religiosi, riproponendo tesi politeistiche e fu seguita da Giuliano l'Apostata, imperatore dal 361 al 363. Alla scuola di Alessandria (VI sec.) appartennero Ipazia, Ierocle e Boezio). 
neopositivìsmo, sm. Movimento filosofico sviluppatosi nel circolo di Vienna fondato nel 1924 da M. Schlick. Il pensiero neopisitivista è caratterizzato da una forte avversione alla tradizione e giunge a costruire una nuova logica simbolica, descritta nell'opera Principia mathematica (1900-1913) di Russell e Whitehead. 
neopositivìsta, sm. e sf. Chi segue il neopositivismo. 
neoprène, sm. Nome commerciale di una gomma sintetica. 
neorealìsmo, sm. In filosofia il neorealismo indica il movimento sviluppatosi agli inizi del XIX sec. in Inghilterra e Stati Uniti d'America, a opera di G. E. Moore, B. Russell, A. N. Whitehead, R. B. Perry e W. P. Montague. Contrapponendosi all'idealismo affermò l'indipendenza della realtà dai processi conoscitivi degli individui. 
In arte è il movimento tendente a rappresentare la vita e gli eventi in modo il più possibile aderente alla realtà. Il neorealismo letterario viene fatto risalire ad A. Moravia (Gli indifferenti, 1929) e C. Alvaro (Gente in Aspromonte, 1930) e, nel dopoguerra, alla reazione al disimpegno culturale sotto il regime fascista. Il periodo focale del neorealismo in letteratura va dal 1945 al 1955 e annovera tra i suoi esponenti scrittori come V. Pratolini, I. Calvino, F. Jovine, C. Cassola, B. Fenoglio, C. Levi ecc. 
Il neorealismo nella cinematografia si è espresso attraverso l'analisi dei problemi sociali del dopoguerra, con atteggiamenti di umanitarismo popolare. Le opere principali sono dovute ai registi L. Visconti (Ossessione, 1942), R. Rossellini (Roma cittą aperta, 1945 e Paisą, 1946), V. De Sica (Sciuscią, 1946 e Ladri di biciclette, 1948), oltre a P. Germi, A. Lattuada e G. Da Santis. 
Il neorealismo nella pittura e nella scultura ebbe inizio intorno al 1930 da parte di artisti che si opponevano all'estetica ufficiale, cercando di sviluppare forme comprensibili alle classi popolari, richiamandosi alla pittura verista dell'Ottocento. Sull'esempio di P. Picasso il comune impegno sociopolitico coinvolse M. Mafai, R. Guttuso, G. Migneco, G. Manzù, E. Treccani, E. Vedova, B. Cassinari, A. Sassu, R. Vespignani e altri. 
neorealìsta, agg., sm. e sf. Seguace o ispirato al neorealismo. 
neorealìstico, agg. Relativo al neorealismo. 
neoscolàstica, sf. Corrente filosofica del XIX sec., detta anche neotomismo. Si richiamava al pensiero aristotelico, opponendosi alle filosofie moderne come il positivismo. Venne diffusa attraverso la rivista Civiltą cattolica e fu sostenuta dall'enciclica di Leone XIII Aeterni Patris (1879). Più tardi si sviluppò presso le università di Lovanio, Friburgo e del Sacro Cuore di Milano, con padre A. Gemelli. 
neotenìa, sf. Rallentamento e difetto dello sviluppo somatico di un animale rispetto alla sua maturità sessuale, allo sviluppo somatico delle specie affini o a quello dei suoi presunti antenati. 
neotènico, agg. (pl. m.-ci) Relativo a neotenia. 
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