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Sàtta, Salvatóre (Nuoro 1902-Roma 1975) Romanziere. Tra le opere Il giorno del giudizio (postumo, 1977). 
Satu Mare Città (132.000 ab.) della Romania presso il confine con l'Ungheria. Capoluogo del distretto omonimo. 
Satura Opera di poesia di E. Montale (1971). 
sàtura, sf. Forma drammatica primitiva del teatro latino che sono stati descritti come spettacoli composti da pezzi di musica, danza, e mimica di importazione etrusca a cui si alternavano rozzi versi di carattere burlesco. Non è pervenuto fino a noi alcun frammento di tali opere. 
saturàbile, agg. Che può raggiungere la saturazione. 
Saturae Opera di poesia di Q. Ennio (II sec. a. C.). 
Saturae menippeae Opera di prosa e poesia di M. T. Varrone (I sec. a. C.). 
saturàre, v. v. tr. 1 Riempire. 2 Portare la concentrazione in una soluzione al valore massimo possibile. saturare l'acqua di sale
v. rifl. 1 Riempirsi, saziarsi. 2 Raggiungere il massimo grado di concentrazione. 
saturazióne, sf. 1 Diventare saturo. 2 Processo che porta un corpo a essere saturo. la saturazione di gas nella stanza era prossima a completarsi. 3 La condizione di un corpo saturo. 
saturazióne, sf. 1 Diventare saturo. 2 Processo che porta un corpo a essere saturo. la saturazione di gas nella stanza era prossima a completarsi. 3 La condizione di un corpo saturo. 
saturnàle, agg. e sm. agg. In onore del dio Saturno. 
sm. 1 pl. Feste sfrenate che si svolgevano nell'antica Roma. 2 Orgia. 
saturniàno, agg. Relativo al pianeta Saturno. 
Saturnìidi Famiglia di Insetti Lepidotteri eteroneuri a cui appartengono grandi farfalle dalla livrea appariscente e dal corpo corto che hanno su ogni ala una zona priva di squame e quindi trasparente. 
saturnìno, agg. Appartenente al pianeta Saturno. 
satùrnio, agg. e sm. agg. Di Saturno. 
sm. Verso di poesia latina. 
saturnìsmo, sm. Intossicazione cronica da piombo che si manifesta di frequente con disturbi digestivi, nervosi e renali nelle categorie di operai che lavorano e trattano tale minerale, come i tipografi, verniciatori e addetti alla produzione di accumulatori. 
Satùrno (astronomia) Sesto pianeta del sistema solare, in relazione alla distanza dal Sole, dal quale dista circa 1.426 milioni di km; il suo periodo di rotazione è di 10h15m e il periodo di rivoluzione è di 29,458 anni. Ha un diametro polare di 107.520 km, presentando quindi un notevole schiacciamento. Ha un diametro di 9,5 volte e una massa 95 volte quelli della Terra. Ha un'atmosfera composta da idrogeno ed elio, contenente anche metano e ammoniaca che sono la causa della struttura a bande chiare e scure della superficie visibile. Ha una struttura interna simile a quella di Giove, con un'elevata percentuale di idrogeno e un lento spostamento dell'elio verso il nucleo, possibile causa di un'emissione di energia superiore a quella che riceve dal Sole. Caratteristica principale di Saturno sono gli anelli, divisi in fasce, formate da particelle che si muovono sul piano equatoriale del pianeta e riflettono la luce in modo diverso. Si ritiene che provengano dallo sbriciolamento di satelliti soggetti a forze di marea gravitazionale, o da residui della formazione dello stesso Saturno. Vennero scoperti nel 1655 da C. Huygens. Sono separati tra di loro da spazi vuoti o divisioni, causati da perturbazioni dei satelliti principali o da quella di un satellite posto al margine dell'anello. Gli anelli sono stati ampiamente ripresi dalla sonda spaziale Voyager cha ha esplorato anche il maggiore satellite, Titano, insieme al minuscolo Febe dotato di moto retrogrado. 
Satùrno (mitologia) Personaggio mitologico, dio italico agrario, identificazione del greco Crono. Nel suo tempio venivano custodite le insegne di guerra in tempo di pace e il tesoro dello stato. Avrebbe insegnato agli uomini l'agricoltura e sotto la sua guida vi fu un periodo di pace e prosperità (identificabile con l'età dell'oro di Crono). In Africa venne identificato con il dio punico Baal. 
sàturo, agg. 1 Contenente qualcosa nella quantità massima consentita, pieno. 2 Soluzione che presenta la massima concentrazione. 3 Sazio. 
Satyricon Romanzo di G. Petronio Arbitro (I sec.). Si ritiene che l'opera fosse costituita da 20 libri, dei quali sono conservati solo il XV e il XVI, in parte lacunosi. Protagonista della narrazione, effettuata in prima persona, è Encolpio, che attraversa una serie incredibile di peripezie un po' erotiche e un po' picaresche. Il viaggio inizia in compagnia di Ascilto e del giovane Gitone: si crea una specie di triangolo amoroso tutto maschile. Poi interviene una certa Quartilla che coinvolge i tre in un rito in onore del dio Priapo. Segue la cena in casa di Trimalcione. Dopo un litigio con Encolpio, Ascilto si allontana con Gitone. Entra in scena Eumolpo, un vecchio che si mette alle costole di Encolpio. Ricompare Gitone. Si ricrea un triangolo amoroso. I tre si imbarcano. Durante il viaggio, Eumolpo racconta la novella della Matrona di Efeso. Scoppia una terribile tempesta, la nave affonda. I tre si ritrovano soli su una spiaggia. Scoprono di essere approdati nei pressi di Crotone. Eumolpo decide di sbarcare il lunario a spese dei cacciatori di eredità recitando la parte del vecchio senza eredi. Le altre avventure non sono facilmente ricostruibili, perché il testo rimasto è molto lacunoso. Nell'opera viene tratteggiata una parodia delle opere greche, utilizzando anche, oltre al latino delle classi elevate, la lingua parlata dai plebei, di cui è una preziosissima testimonianza. Sembra assente qualsiasi preoccupazione di carattere morale, anche se la narrazione mette in evidenza la volgarità dei nuovi ricchi. Per la sua pretesa immoralità, l'opera fu ignorata durante tutto il medioevo. Riscoperta nel 1650, viene oggi considerata di elevato valore per la sua originalità. È stata portata sullo schermo da F. Fellini nel 1969. 
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