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tarpàre, v. tr. 1 Impedire di volare, tagliando le punte delle ali. 2 Impedire a una persona di esprimersi senza condizionamenti. 
tarpatùra, sf. L'operazione consistente nel tarpare. 
Tarpèa (rupe) Pendio del versante meridionale del Campidoglio da cui venivano gettati i traditori dello stato. 
Tarquìnia Comune (14.000 ab., CAP 01016, TEL. 0766) della provincia di Viterbo. Situata a 133 m su di un'altura presso il litorale tirrenico. Fondata nel I millennio a. C., fu una delle principali città etrusche della Decapoli. Importante necropoli, vi si possono trovare circa 150 tombe etrusche scavate nel tufo e decorate da affreschi (VI-I sec. a. C.). In epoca romana fu municipio. Testimonianza dell'antichità sono i resti delle mura ciclopiche, le chiese romaniche, il Museo Nazionale che ha sede nel palazzo Vitelleschi (XV sec.) e contiene importanti reperti etruschi, il duomo del XVI sec. e il palazzo dei Priori del XIII sec. 
Tarquìnio il Supèrbo Secondo tradizione, settimo re di Roma dal 534 a. C., figlio o nipote di Tarquinio Prisco, succedette al trono a Servio Tullio, suo genero, che uccise e del quale sposò la figlia. Nel 509 a. C. venne detronizzato da Bruto e Collatino e in seguito cercò vanamente, con alleanze con i latini e con Porsenna, di riconquistare il trono. 
Tarquìnio Prìsco, Lùcio Secondo tradizione, quinto re di Roma dal 616 al 579 di origini etrusche. Riportò vittorie contro i latini e bonificò il foro, oltre a incentivare la costruzione della cloaca massima e del tempio della triade capitolina. Figlio di Demarato, esiliato da Corinto si stabilì a Roma con la moglie Tanaquilla. Riuscì a farsi eleggere re con il supporto di Anco Marcio, che lo preferì come suo successore ai suoi figli. Introdusse usi e costumi etruschi nella civiltà romana, come le insegne dei fasci littori, la toga purpurea e i trionfi. Alcuni storici lo identificano con Tarquinio il Superbo. 
Tarragona Città della Spagna (111.000 ab.). Situata in Catalogna, al centro di una fertile pianura costiera, è capoluogo della provincia che prende il suo nome e che ha un'estensione di 6.283 km2 con 525.000 ab. Affacciata sul Mediterraneo, è porto commerciale (esportazione di vini) e possiede industrie alimentari, metallurgiche, chimiche, petrolchimiche, tessili, di raffinazione dello zolfo, del tabacco e della cellulosa. Attiva anche la pesca. Sede vescovile e del museo archeologico provinciale (fra i più forniti di tutta la Spagna). Conserva numerosi resti di costruzioni romane (come il teatro, l'anfiteatro, il grande acquedotto) e la pregevole cattedrale (XII-XIV sec.) edificata sull'antico tempio di Giove in stile romanico gotico. Anticamente Tarraco, di origine iberica, nel 218 a. C. fu conquistata dai romani che la fortificarono per combattere i cartaginesi. In seguito divenne importante centro della Hispania Terraconensis. Si alternarono poi, nella dominazione, franchi, goti, arabi e normanni. Passò anche sotto l'influenza della chiesa, venne occupata dalla Gran Bretagna (1705) e nel 1811 fu assediata e conquistata dai francesi. Durante la guerra civile spagnola (1936-1939) fu una delle ultime città a cadere in mano ai franchisti. 
Tarrasa Città (162.000 ab.) della Spagna, nella Catalogna, in provincia di Barcellona. 
tarsìa, sf. Arte dell'intarsiare. ~ incrostatura, incrostazione. 
Tecnica che consiste nella produzione di una composizione figurativa e decorativa attraverso la connessione di parti in legno, marmo, avorio o altro materiale opportunamente tagliate secondo un disegno preliminare. La tarsia marmorea veniva utilizzata per la decorazione di pavimenti (opus sectile) e prevedeva l'accostamento di lastre di marmo. Nell'opus interrasile si procedeva invece per incastro delle lastre. Queste tecniche ebbero vasta diffusione nel medioevo e nel rinascimento. La tarśa lignea si diffuse a partire dal XIV sec. ed ebbe il suo periodo di massima fioritura nel XV sec. grazie alle applicazioni prospettiche del Brunelleschi e di Leon Battista Alberti. Nel lavoro artigianale sottili lamine e listelli in legno di diverse tonalità venivano fissate su di un supporto per la decorazione di cofanetti e di altri oggetti di uso comune. 
Tàrsia Comune in provincia di Cosenza (3.027 ab., CAP 87040, TEL. 0981). 
tàrsio, sm. Mammifero (noto anche come tarsio spettro, Tarsius spectrum) della famiglia dei Tarsidi e dell'ordine dei Primati. Di colore giallo grigiastro, dotato di una coda con ciuffo, misura 15 cm. Vive nelle foreste di Celebes. 
Tarski, Alfred (Varsavia 1902-Oakland 1983) Matematico e logico polacco. Ideò la sistematizzazione semantica della logica predicativa, la teoria dei modelli (in collaborazione con A. Mostowski) e contribuì anche alla teoria degli insiemi. 
tàrso, sm. Parte posteriore dello scheletro del piede, comprendente sette ossa diverse: l'astragalo, il calcagno, lo scafoide, tre ossa cuneiformi e il cuboide. 
Tarsonèmidi Famiglia di Aracnidi Acari che comprende specie parassite di piante coltivate o di altri Insetti come le api. 
Tarsus Città (191.000 ab.) della Turchia, nell'Anatolia sudorientale, sul fiume omonimo. 
Tartàglia, Niccolò (Brescia 1499 ca-Venezia 1557) Matematico. Adottò come cognome il soprannome derivante dalla sua balbuzie. Nell'ambito di una disfida matematica presentò la formula risolutiva delle equazioni di terzo grado a un'incognita. 
Triangolo di Tartaglia 
Regola per il calcolo dei coefficienti binomiali nello sviluppo della potenza del binomio (a + b) con esponente n, che fa uso di una tabella redatta in forma di triangolo. 
tartagliaménto, sm. Il tartagliare. ~ balbettio. 
tartagliàre, v. v. intr. Balbettare, parlare a fatica. 
v. tr. Pronunciare con fatica. 
tartaglióne, sm. (f.-a) Balbuziente. 
tàrtan, sm. invar. 1 Tessuto scozzese utilizzato per confezionare il kilt. 2 Materiale gommoso, utilizzato per il rivestimento delle piste di atletica, per realizzare il fondo di impianti sportivi.