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brunàstro, agg. Che tende al bruno. 
Brunàte Comune in provincia di Como (1.761 ab., CAP 22034, TEL. 031). 
brunch, sm. invar. Pasto della tarda mattinata, costituito da una prima colazione ricca e variata, in grado di sostituire il pranzo. 
Brunechìlde (534?-613) Nel 567 sposò Sigeberto I d'Austrasia, e dal 575 resse il trono per il figlio Tildeberto II. Combatté aspramente contro il regno di Neustria, il cui re Clotario II la uccise. 
Brunei Sultanato indipendente (1984) costituito da due piccoli territori lungo la costa settentrionale dell'isola del Borneo, divisi dal territorio di Sarawak; i due territori si affacciano a nord sul Mar Cinese meridionale. 
La costa è spesso paludosa mentre il retroterra è montuoso con una zona coltivata ai piedi della Crocker Range. 
La popolazione è composta in prevalenza da malesi (70%) cinesi (17%) ed europei; presenti all'interno alcune tribù autoctone (fra cui i famosi tagliatori di teste, i daiacchi). 
I centri principali sono: Bandar Seri Begawan (già Brunei Town, 60.000 ab.), l'attuale capitale, e Kuala Belait. 
L'economia è basata sull'agricoltura (caucciù, riso e banane), sullo sfruttamento delle foreste (legname), sull'allevamento (in particolare di bufali) e sulla pesca. Notevoli i giacimenti di petrolio. 
Abitanti-285.000 
Superficie-5.770 km2 
Densità-49,4 ab./km2 
Capitale-Bandar Seri Begawan 
Governo-Monarchia assoluta (sultanato) 
Moneta-Dollaro di Brunei 
Lingua-Malese, inglese, cinese 
Religione-Musulmana, con minoranze buddhiste e cristiane 
brunèlla, sf. Genere di piante erbacee perenni della famiglia delle Labiate, molto comuni in zone aride; hanno foglie ovali e fiori violacei. 
Brunelléschi, Filìppo (Firenze 1377-1446) Scultore e architetto. Dopo aver iniziato come orafo (1398), si rivelò come scultore al concorso del 1402 per la porta del Battistero di Firenze, presentando il Sacrificio di Isacco, oggi conservato al museo del Bargello. Fu però essenzialmente un grande architetto che diede origine al classicismo rinascimentale. Ricercò la naturalezza delle forme e impiegò i giochi di luce per delineare lo spazio. Il suo capolavoro è la cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, magnifico esempio di equilibrio e compostezza, costruita in un periodo di tempo che va dal 1423 al 1438. Brunelleschi e L. Ghiberti, proclamati vincitori del concorso grazie a un modello frutto della loro collaborazione, iniziarono i lavori della cupola nel 1420. L'inizio dei lavori coincise con i dissidi tra i due progettisti. Nel 1426, Brunelleschi si assunse anche la responsabilità della direzione dei lavori. La grande innovazione da lui introdotta nella costruzione della cupola fu l'uso di una struttura portante in ogni fase del lavoro. La cupola, alta 91 m, fu portata a termine nel 1434. Mentre la cattedrale di Santa Maria del Fiore veniva consacrata da papa Eugenio IV nel 1436, il completamento della lanterna sarebbe avvenuto venticinque anni dopo, secondo il disegno dello stesso Brunelleschi. Adottando una doppia calotta, interna ed esterna, Brunelleschi semplificò e irrobustì la costruzione facendo poggiare quella esterna, parallela alla prima, su ventiquattro supporti innalzati sopra gli spicchi della cupola interna. La cupola esterna fu pensata a fini pratici ed estetici, perché proteggesse meglio dall'umidità la costruzione e perché sembrasse, come voleva l'Opera del Duomo, più magnifica e ampia. Toccò allo stesso Brunelleschi, per esempio, pensare ai congegni meccanici necessari per il sollevamento del materiale edilizio sulle impalcature. A questo e ad altri problemi, trovò soluzioni geniali che destarono l'ammirazione dei suoi contemporanei, tra i quali si cita G. Vasari. Egli progettò ogni aspetto della cupola, ricoprendo, per la prima volta nella storia dell'architettura moderna, l'incarico di responsabile unico. 
Dopo sedici anni di intensissimo lavoro, la cupola venne consacrata solennemente il 25 marzo 1436 da papa Eugenio IV. Da un punto di vista simbolico-religioso, essa rappresenta la corona trionfale della Vergine, cui è dedicata la chiesa. Ma ancora più importante è il significato terreno, sociale e politico dell'opera. Emblema di una città in espansione, la cupola s'innalzava sopra i tetti della città medievale, staccandosi dal sottostante corpo della basilica, a dimostrazione di un modo nuovo di considerare la storia e lo spazio. Tutto l'effetto della costruzione brunelleschiana sta nel giusto equilibrio di masse slanciate ed energiche, sottolineate dalle nervature marmoree. 
Altre opere di Brunelleschi sono la sagrestia vecchia della chiesa di San Lorenzo (1418-1429), l'Ospedale degli Innocenti (1421-1445), la chiesa di San Lorenzo (1421-1460), la cappella Pazzi (1429-1446), palazzo Pitti (1440-1470), la chiesa di Santo Spirito (1444-1487). Brunelleschi elaborò uno stile geometrico e austero che recupera forme dell'architettura classica e che sarà preso a modello per molti dei successivi edifici del rinascimento fiorentino. 
brunèllo, sm. Nome di un famoso vino rosso prodotto nella zona di Montalcino. 
Brùnèllo Comune in provincia di Varese (842 ab., CAP 21022, TEL. 0332). 
Bruner, Jerome Seymoure (New York 1915-) Psicologo statunitense. Fu autore di importanti ricerche sullo sviluppo cognitivo e sulla percezione. Scrisse Studio del pensiero (1956). 
Brùnico (in ted. Bruneck) Comune in provincia di Bolzano (12.624 ab., CAP 39031, TEL. 0474). Centro industriale (prodotti meccanici, del legno e tessili), turistico e dell'artigianato della ceramica e della tessitura a mano, nella val Pusteria. Vi si trovano le chiese di San Salvatore, in stile gotico, del sec. XV, di Santo Spirito, del sec. XV, e il castello edificato tra il XIII e il XIV sec. Gli abitanti sono detti Brunicensi o Brunecker
Bruning, Heinrich (Münster 1885-Norwich 1970) Politico tedesco. Militante e deputato del Centro cattolico, dal 1930 al 1932 fu eletto cancelliere e portò avanti una politica autoritaria che collaborò ad avallare l'ascesa del nazismo. 
brunìre, v. tr. 1 Lucidare i metalli col brunitoio. 2 Levigare oggetti metallici. 3 Scurire i metalli con trattamento chimico. 
brunìto, agg. 1 Di metallo sottoposto alla brunitura. 2 Del corpo o di parte di esso, che presentano un colorito bruno lucente. 
brunitóio, sm. 1 Arnese per lucidare i metalli mediante sfregamento. 2 Ruota di legno usata dagli arrotini per lucidare le lame dopo averle affilate. 
brunitùra, sf. 1 Lucidatura e levigatura di metalli. 2 Trattamento chimico per scurire i metalli. 
brùno, agg. e sm. agg. 1 Di colore castano scuro. ~ brunastro, marrone, marroncino. <> biancastro, chiaro. 2 Di persona, che ha carnagione o capelli scuri. 
sm. 1 Il colore bruno. 2 Persona dal colorito bruno. <> biondo. preferisce le bionde alle brune. 3 Buio. 
Brùno Comune in provincia di Asti (394 ab., CAP 14040, TEL. 0141). 
Brùno Tedéschi, Albèrto (Moncalieri, Torino 1915-) Compositore. Già sovrintendente del Teatro Regio di Torino, è autore di concerti e di composizioni per teatro (Villon, 1941). 
Brùno, Giordàno (Nola 1548-Roma 1600) Filosofo e letterato. Appartenente all'ordine dei domenicani, cadde in sospetto di eresia presso i suoi superiori e per tale motivo subì un processo. Deposto l'abito religioso, fuggì a Ginevra dove aderì al calvinismo. Vagò per diverso tempo prima di essere invitato a Venezia dal nobile Mocenigo che poi lo denunciò all'Inquisizione. Trasportato nelle carceri romane, fu condannato al rogo. Con la sua concezione naturalistica di tipo panteistico accettò la visione copernicana dell'universo; credette nell'infinità dell'universo e lo considerò come luogo che si palesa sotto diverse forme, nel quale si elidono tutte le differenze e apposizioni, e contenente la causa e il principio (Dio). Tra le sue opere, La cena delle ceneri, De la causa, principio et uno, De l'infinito universo et mondi, Lo spaccio de la bestia trionfante, De gl'heroici furori (1584-1585) e la commedia Il candelaio (1582). 
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