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DanimàrcaMonarchia costituzionale ereditaria dell'Europa centrosettentrionale, formata dalla penisola dello Jutland (Jylland) e da circa 500 isole; è limitata a nord e a ovest dal Mare del Nord, a est dal Mar Baltico mentre confina a sud con la Germania. 
La penisola dello Jylland può considerarsi la continuazione del bassopiano germanico che si protende verso la Svezia. La massima altitudine è di soli 173 m sul livello del mare (Ejer Bavnehúj). 
Il tratto di mare intermedio è occupato da tre grandi isole (Fionia, Sjælland e Lolland) e circa 500 isole. 
Le isole sono separate tra loro e dalle zone continentali da numerosi bracci di mare; tra i più importanti: il Piccolo Bælt (Lille Bælt), il Grande Bælt (Store Bælt) e Øresund. 
Da ricordare anche lo Skagerrak e il Kattegat che separano la penisola dello Jylland dalla penisola scandinava, separati a loro volta dal Capo Grenen, estrema punta settentrionale del paese. 
Le coste occidentali sono piatte e uniformi, orlate da lagune e con fondali bassi. 
La costa orientale e quella delle isole sono invece molto frastagliate, ricchissime di insenature e porti naturali dalla tipica conformazione (fiordi). 
Il clima è tipicamente oceanico mitigato da correnti umide di origine atlantica (Corrente del Golfo). Caratteristiche sono le fitte nebbie invernali. 
La capitale è Copenaghen (1.367.000 ab.), sulla costa orientale di Sjælland che raccoglie un quarto della popolazione complessiva del paese e che è situata in una posizione ideale per i traffici commerciali tra la Danimarca e la Svezia meridionale e rappresenta un importante centro economico, politico e amministrativo. 
La seconda città per importanza è Ärhus (194.000 ab.), nello Jylland, importante porto e sede di numerose industrie. 
Altre città sono Odense, Älborg, Frederiksberg e Gentofte. 
La Danimarca è uno dei paesi più economicamente avanzati del mondo e secondo solo al Lussemburgo nella Comunità Economica Europea per reddito pro capite. 
L'economia si è basata principalmente fino agli anni recenti sull'agricoltura praticata con l'ausilio delle più moderne tecnologie. Da considerarsi tra le meglio organizzate del mondo, anche se la sua funzione è oggi meno rilevante (partecipa per circa il 5% alla formazione del prodotto nazionale lordo) rimane tuttavia un fattore essenziale del benessere del paese; è tradizionalmente basata sulla coltivazione dei cereali ed è stata dal secolo scorso reindirizzata al servizio dell'allevamento (foraggi e sottoprodotti di altre coltivazioni). 
Si coltivano ortaggi, patate, barbabietole da zucchero con un'organizzazione marcatamente cooperativistica (cooperative di medi e piccoli coltivatori). 
Il patrimonio zootecnico è ingente (bovini, suini e animali da cortile). 
Fiorente la produzione casearia (il burro in particolare, tradizionalmente esportato in Gran Bretagna) e l'industria di trasformazione della carne suina (gli insaccati tradizionalmente esportati in Germania). 
La pesca nel Mare del Nord è molto attiva e alimenta l'industria di trasformazione, rappresentando una voce importante dell'esportazione. 
La Danimarca è povera di risorse energetiche e la produzione di energia elettrica è quasi interamente di origine termica, alimentata da risorse di importazione (petrolio e carbone). 
L'industria più tradizionale è quella legata alla trasformazione dei prodotti dell'agricoltura e della zootecnia, ma attivi sono anche il settore tessile del cotone e della lana e il settore cartario. 
Di tutto rispetto è anche l'industria di base, in particolare quella siderurgica (acciaio e ghisa) e metallurgica (lavorazione di alluminio, piombo e zinco); l'industria metalmeccanica è sostanzialmente di natura navale, con i grandi cantieri di Copenaghen, Helseingúr, Svendborg, ma produce anche macchinari e veicoli. 
Tipica è la produzione di biciclette. 
Ben sviluppate le industrie chimiche, in particolare quelle che producono prodotti destinati all'agricoltura (fertilizzanti); produzioni tipiche del settore manifatturiero, ovunque contraddistinto da un'eccellente qualità dei prodotti, sono le manifatture di tabacco e le celebri porcellane. 
Nota in tutto il mondo è anche la birra di produzione danese. 
STORIAPopolato a partire dal Neolitico, il paese conosce nell'età del bronzo una cultura molto elaborata. Nel IX sec. i danesi e i norvegesi (vichinghi) razziano le coste dell'Europa occidentale e circa cento anni dopo la dinastia Jylland unifica il paese, che progressivamente si cristianizza. Svend I (986-1014) s'impadronisce dell'Inghilterra e il figlio Knud il Grande regna sull'Inghilterra, la Danimarca e una parte della Scandinavia; ma nel 1042 l'Inghilterra si affranca dalla Danimarca. 
Nel XII sec. si sviluppa il regime feudale, mentre l'influenza della Chiesa romana si rafforza, moltiplicando le chiese e i monasteri. Nel 1167 il vescovo Assalonne fonda Copenaghen e l'era dei Valdemar segna l'apogeo della civiltà medioevale della Danimarca. Nel XIII sec. si ha un indebolimento politico ed economico, dovuto alla concorrenza commerciale delle città anseatiche; il risollevamento avviene a opera di Valdemar IV (1340-1375) e soprattutto della figlia Margherita Valdemarsdotter, che realizza l'unione dei tre regni scandinavi sotto il dominio danese (unione di Kalmar, 1397). 
Il XVI sec. è caratterizzato dall'egemonia culturale tedesca e dall'affermazione di una prosperosa borghesia commerciale nei porti. Nel 1523 l'unione di Kalmar viene definitivamente infranta con l'elezione di Gustavo Vasa al trono di Svezia e nel 1536 il luteranesimo diventa religione di stato. La guerra tra Danimarca e Svezia (1563-1570) per il possesso degli stretti (Sund) consacra la Danimarca come guardiano del Baltico e segna la fine della dominazione anseatica. 
La Danimarca partecipa alla guerra dei Trent'Anni (1625-1629), ma è sconfitta. Nel 1645 attaccata e vinta dagli Svedesi, deve rinunciare a percepire dagli Svedesi i pedaggi sugli stretti e nel 1658 la pace di Roskilde assegna la Scania alla Svezia. Nel 1665 la monarchia danese diventa ereditaria, sforzandosi invano di recuperare la Scania. Nel 1720 con il trattato di Frederiksborg, ottiene il sud dello Slesvig. Nel XVIII sec. la Danimarca conosce un periodo di espansione economica e commerciale; nel 1772 Cristiano VII lascia il potere a Struensee, che governa con una forma di dispotismo illuminato e decide importanti riforme. 
All'inizio del XIX sec. la Danimarca aderisce alla lega dei paesi neutrali, ma la pressione inglese (bombardamento di Copenaghen nel 1801 e 1807) la spinge nell'orbita francese. Con la pace di Kiel (1814), la Danimarca perde la Norvegia e riceve in compenso il Lussemburgo. Nel 1849 Federico VII promulga una Costituzione democratica. Nel 1864 a seguito della guerra dei Ducati, la Danimarca deve cedere lo Slesvig, l'Holstein e il Lauenburg alla Prussia e all'Austria. Nel 1866 un emendamento costituzionale crea due camere, il Landsting e il Folketing
Nel 1901 la formazione di una classe operaia fortemente sindacalizzata contribuisce all'ascesa al potere di una maggioranza radicale e socialista. Dopo la prima guerra mondiale l'Islanda diventa indipendente, ma resta unita al regno tramite la persona del re. Nel 1920 un plebiscito restituisce il nord dello Slesvig alla Danimarca, rimasta neutrale durante la prima guerra mondiale. Nel periodo fra le due guerre il potere è quasi costantemente nelle mani dei socialdemocratici, che introducono importanti riforme sociali. Durante la seconda guerra mondiale la Danimarca è occupata dai tedeschi, ma il re Cristiano X resta al potere, favorendo la resistenza. Nel 1944 l'Islanda si distacca completamente dalla Danimarca. 
Nel dopoguerra il partito socialdemocratico, diretto da J. O. Krag, domina la scena politica e restituisce al paese la sua prosperità. Nel 1972 la regina Margherita II succede al padre, Federico IX e un anno dopo la Danimarca entra nel Mercato Comune. Nel 1982 i conservatori arrivano al potere con Poul Schluter; essi vincono le elezioni del 1984, 1987, 1988 e 1990. Nel 1993 dopo le dimissioni di P. Schluter, il leader del partito socialdemocratico, Poul Nyrup Rasmussen, forma un nuovo governo. I danesi approvano la ratifica del trattato di Maastricht, che era stato respinto con un primo referendum nel 1992, ma non entrano nel 1998 nell'Unione europea. Nel marzo 1998 il partito di Rasmussen rivince le elezioni parlamentari. 
Abitanti-5.230.000 
Superficie-43.092 km2 
Densità-121,4 ab./km2 
Capitale-Copenaghen 
Governo-Monarchia costituzionale ereditaria 
Moneta-Corona danese 
Lingua-Danese 
Religione-Protestante (luterana) 
Daninos, Pierre(Parigi 1913-) Umorista. Tra le opere Il carnet del maggiore Thompson (1954) e Vacanze a tutti i costi (1958). 
dannàbile, agg.Condannabile. ~ punibile. 
dannàre, v.v. tr. Condannare. ~ punire. verrà dannato per i suoi atti peccaminosi
v. rifl. 1 Andare all'inferno. ~ perdersi. <> redimersi. : :i dannerai l'anima con questi atteggiamenti. 2 Affaticarsi penosamente intorno a una cosa. ~ affannarsi. 3 Tormentarsi, disperarsi. ~ crucciarsi. <> rasserenarsi. continuo a dannarmi su un progetto che non sembra mai terminare 
dannataménte, avv.In modo forte, intenso. ~ maledettamente. 
Dannati della terra, IOpera di sociologia di F. Fanon (1961). 
Dannati di Varsavia, IFilm di guerra, polacco (1957). Regia di Andrzej Wajda. Interpreti: Teresa Izewka, Wienczylaw Glinski, Stanislaw Mikulski. Titolo originale: Kanal 
dannàto, agg. e sm.agg. 1 Condannato all'inferno. <> redento. gridare come un'anima dannata, in modo disperato. 2 Maledetto. ~ disperato. 3 Terribile. ~ insopportabile. questo tempo dannato mi impedisce di fare qualsiasi cosa. 4 Smisurato. ~ enorme. una paura dannata del vuoto. 
sm. 1 Chi è condannato all'inferno. 2 Cattivo, scellerato. ~ sciagurato. <> buono. 
dannazióne, inter. e sf.inter. Esprime rabbia e disappunto. ~ accidenti. 
sf. 1 Il dannare e l'essere dannato. ~ perdizione, condanna. 2 Tormento, pena. ~ sofferenza. <> gioia. 
Dannazione di Faust, LaLeggenda drammatica in quattro parti e un epilogo di H. Berlioz (Parigi, 1846). 

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