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Enciclopedia

ablatìvo, sm. Sesto caso della declinazione latina indicante una vasta gamma di complementi tra cui quelli di modo, mezzo, materia, agente, causa, tempo, luogo, compagnia, limitazione. 
In diritto si tratta di un provvedimento che priva di un diritto o di un bene. 
Ablativo assoluto 
Costrutto sintattico latino composto da nome e predicato espressi in forma di ablativo e senza legami con la proposizione reggente. 
ablazióne, sf. Asportazione. ~ amputazione. 
In geografia, processo che consiste nell'asportare da un terreno lo strato superficiale (erosione effettuata da agenti atmosferici come acqua, vento o ghiaccio) o riduzione di volume degli strati ghiacciati in seguito a cambiamento di stato (fusione o evaporazione). 
In chirurgia indica l'asportazione di un organo. 
In missilistica, asportazione degli strati esterni di un veicolo spaziale per effetto del surriscaldamento per attrito. 
ablefarìa, sf. Mancanza della palpebra per cause congenite. 
abluzióne, sf. Lavaggio del corpo o di una parte di esso, anche come atto rituale di molte religioni, a scopo di purificazione. ~ lavacro. 
abnegazióne, sf. Totale rinuncia al proprio bene per dedizione al bene altrui. ~ sacrificio. <> egoismo. 
Abner (sec. XI a. C.) Generale del re Davide assassinato dal generale Joab. 
abnòrme, agg. Che esce dalla norma; anomalo. ~ aberrante. <> proporzionato. 
abolìre, v. tr. Annullare; abrogare. ~ sopprimere. <> instaurare. 
abolizióne, sf. L'abolire; soppressione. ~ abrogazione. <> attivazione. 
abolizionìsmo, sm. Movimento nato in Francia al tempo della rivoluzione francese (sancito nel 1794 dalla Convenzione) che intendeva abolire la schiavitù. Nel 1802, però, la schiavitù venne nuovamente legalizzata da Napoleone; nel 1848 con la caduta di Luigi Filippo, si ebbe la definitiva abolizione della tratta degli schiavi. Si diffuse in Gran Bretagna (abolizione della tratta e della schiavitù rispettivamente nel 1807 e 1833) e negli Stati Uniti (1839), ove fu oggetto di contesa nazionale per le implicazioni di carattere economico. Verso la fine del XVIII sec., in Pennsylvania sorsero i primi movimenti antischiavisti che trovarono nei quaccheri e nei loro discendenti i sostenitori più accaniti. Il movimento si estese a Boston (1831) e a Filadelfia (1833, fondazione della Società americana contro la schiavitù) dove nacquero le due fazioni di progressisti e radicali. I radicali, sostenitori di una rapida abolizione della schiavitù, mantennero il controllo degli organi antischiavisti, mentre nel 1840 i progressisti, sostenitori del raggiungimento dell'emancipazione attraverso l'intervento politico e religioso, fondarono la Società antischiavista americana e internazionale. La svolta decisiva si ebbe nel 1854 con la fondazione del Partito repubblicano che con un programma decisamente antischiavista, fece eleggere come presidente nel 1860 Abraham Lincoln. La popolarità di questo movimento si estese a tal punto che portò alla guerra di secessione tra il Nord e il Sud (che aveva negli schiavi l'unica fonte di manodopera nelle piantagioni di cotone). La vittoria del Nord (1865) portò all'abolizione della schiavitù, riconosciuta dal XIII emendamento della Costituzione. 

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