Enciclopedia

Lucrezia Borgia Melodramma in un prologo e due atti di G. Donizetti, libretto di F. Romani (Milano, 1833). 
Lucrezia violata Poema di W. Shakespeare (1594). 
Lucrèzio Càro, Tìto (98 a. C. ca.-55 a. C. ca.) Poeta latino. Non si sa dove nacque, sebbene si ipotizzi che fosse campano, né è certa la data della sua nascita. Di lui si hanno solo incerte notizie giunteci da parte di Svetonio e di San Girolamo. Secondo quest'ultimo si sarebbe suicidato nel 54 a. C. all'età di quarantaquattro anni. Scrisse il De rerum natura, poema in esametri in sei libri, che aveva come scopo la divulgazione della teoria epicurea e la liberazione degli uomini dalla paura della morte e degli dei. Probabilmente il De rerum natura non ha ricevuto l'ultima revisione da parte dell'autore: lo dimostrerebbero alcune ripetizioni di versi e alcune incongruenze rilevate dai commentatori. L'inno a Venere dell'inizio sembra contrapporsi al terrificante quadro della peste di Atene, una sorta di trionfo della morte sulla vita, senza conciliazione degli opposti. Secondo la fisica epicurea, che recupera le teorie atomistiche di Leucippo e Democrito, l'universo vive del moto incessante di atomi, che si aggregano e disgregano originando le realtà esistenti; nascita e morte sono costituite da questo continuo processo di aggregazione e disgregazione; l'anima è anch'essa una combinazione fortuita di atomi che cessa di vivere contemporaneamente al corpo. Il fondamento del sapere è la sensazione. La morte non deve essere temuta perché pone fine alle sensazioni. Tutti i fenomeni hanno cause naturali: gli dei non devono essere temuti poiché non si preoccupano delle vicende umane. L'atarassia, cioè l'imperturbabilità è il presupposto della felicità. L'uomo felice è colui che riconosce come regola dell'esistenza il piacere, inteso come soppressione del dolore, soddisfazione dei bisogni naturali e limitazione dei desideri. Questo è il motivo per cui il De rerum natura si apre con un'invocazione a Venere, simbolo dell'amore e del piacere cui tendono naturalmente tutti gli esseri viventi. Lucrezio si mostra costantemente attento al problema del linguaggio. Il libro, poco apprezzato per la sua posizione antireligiosa, fu rivalutato dagli umanisti per le sue qualità poetiche. Lo stile severo, capace di durezza e di eleganza è sempre nobile e concreto e non cede mai alle ampollosità della retorica. 
lùcro, sm. 1 Guadagno, vantaggio economico. ~ profitto. <> perdita. 2 Speculazione. 
lucróso, agg. Che dà guadagno. ~ fruttuoso, proficuo. <> magro, modesto. 
luculliàno, agg. Detto di ciò che per abbondanza appare degno del buongustaio latino Lucio Licinio Lucullo. ~ copioso. <> frugale. 
Lucùllo, Lùcio Licìnio (106 circa-57 a. C.) Politico romano. Fu comandante nella guerra contro Mitridate, re del Ponto, che sconfisse più di una volta. Fu tra i principali sostenitori di Silla e divenne console nel 74 a. C. Abbandonò la politica nel 66 a. C., dedicandosi all'eloquenza e alla filosofia. È famoso per lo sfarzo e il lusso di cui si circondava. 
lucumóne, sm. 1 Supremo magistrato degli etruschi. 2 Persona molto autorevole. 
lucumóne, sm. 1 Supremo magistrato degli etruschi. 2 Persona molto autorevole. 
Lucy Denominazione dei reperti archeologici (tecnicamente indicati come fossile AL 288), che sarebbero appartenuti a un'australopitecide (australopithecus afarensis) di sesso femminile, di circa vent'anni, vissuta circa tre milioni di anni fa nel Pleistocene inferiore, scoperti nel 1974 nella depressione dell'Afar, in Etiopia, da una missione archeologica internazionale. Lucy (il cui nome deriva dalla canzone dei Beatles Lucy in the sky with diamonds) è considerata un antenato comune agli australopitecidi e all'uomo. L'altezza doveva essere di poco superiore al metro; la capacità cranica di circa 412 cm3. Il femore indica l'idoneità alla stazione eretta e alla locomozione su due piedi. Per quanto riguarda gli arti, il pollice è opponibile, mentre l'alluce è allineato alle altre dita, con una forma simile a quella umana. 


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