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sànsa, sf. 1 Il residuo delle olive dopo la prima spremitura per ottenere l'olio. 2 Strumento musicale delle popolazioni africane (bantu) simile a uno xilofono. È costituito da una tavoletta di legno e canne di bambù. 
sanscritìsta, sm. e sf. (pl. m.-i) Studioso di lingua e letteratura sanscrita. 
sànscrito, agg. e sm. agg. Relativo alla civiltà di razza indoeuropea fiorita in India. 
sm. Antica lingua indoeuropea del gruppo indoiranico, molto simile all'avestico. 
Il sanscrito classico, succeduto al più antico vedico quale lingua culturale dell'India, risale al V sec. a. C. Si diffuse come lingua letteraria, tipica delle persone di cultura, come opposizione agli idiomi correnti e dialettali. Grammaticalmente, caratteristiche fondamentali sono nella fonetica la riduzione ad a, lunga o breve, delle a, e e o dell'indoeuropeo e la presenza di consonanti retroflesse. Nella morfologia vengono mantenuti gli otto casi originari (oltre ai sei del latino, il locativo e lo strumentale) e l'apofonia; a livello sintattico abbondano i costrutti nominali. Il sanscrito si scrive e si stampa con i caratteri devanagarici, ma occasionalmente anche con altri alfabeti indiani. Le possibilità di composizione nominale sono illimitate e si possono sostituire membri di frase con parole composte e i verbi finiti con costruzioni participiali; la metrica è quantitativa come quella del greco e del latino. Lo studio del sanscrito, oltre ad aprire la via alla conoscenza di una vastissima letteratura e di un pensiero filosofico e religioso di grande profondità, è importante per la comparazione linguistica indoeuropea, perché il sanscrito rappresenta la forma più remota di questo gruppo linguistico. 
sansepolcrìsti Denominazione delle più di cento persone che parteciparono all'assemblea che ebbe luogo presso il circolo degli Esercenti in piazza San Sepolcro a Milano e che il 23 marzo 1919 diede vita all'organizzazione nazionale dei fasci di combattimento. 
Sansepólcro Comune in provincia di Arezzo (15.695 ab., CAP 52037, TEL. 0575). Centro agricolo (coltivazione di uva, cereali e olive) e industriale (mobilifici, prodotti per l'edilizia, meccanici, tessili, del tabacco e alimentari). Venne fondata presso un monastero benedettino nel X sec. Vi si trova una pinacoteca contenente opere di Piero della Francesca, la chiesa di San Francesco, del XIII sec., e il duomo, costruito tra l'XI e il XIV sec. Gli abitanti sono detti Borghesi o Biturgensi
sansevièria, sf. Genere di piante erbacee perenni, appartenenti alla famiglia delle Gigliacee, con fiori biancastri formanti grappoli, foglie lunghe e spesse e rizoma grosso e breve, originarie di Africa e Indie orientali. 
sansimonìsmo, sm. Movimento filosofico politico, sviluppatosi in Francia dal pensiero di C. H. Saint-Simon, con lo scopo di attuarne le teorie economiche e sociali. Tra i maggiori seguaci, A. Bazard, P. B. Enfantin, che fondarono i periodici Le Producteur (1825-1826) e Le Globe (1831) e una comunità modello a Mènilmontant. Il sansimonismo ebbe un ruolo importante nelle rivoluzioni francesi del 1830 e 1848. 
sansimonìsta, sm. e sf. (pl. m.-i) Seguace delle dottrine di Saint-Simon. 
Sansóne (XII sec. a. C.) Giudice d'Israele, le cui vicende sono narrate nel libro biblico dei Giudici. Secondo la tradizione biblica, ottenne da Dio una forza sovrumana che gli permise di vincere ripetutamente i filistei. Innamoratosi della filistea Dalila, la passione gli fece trascurare i suoi doveri. Nel sonno le rivelò il segreto della sua forza, legata alla folta chioma. Dalila gli recise i capelli, mentre dormiva, permettendo ai filistei di arrestarlo. Recuperata nel frattempo, con il ricrescere dei capelli, la sua forza, Sansone si vendicò facendo crollare il soffitto di una grande sala, morendo insieme a molti filistei. 
Sansone e Dalila Opera in tre atti di C. Saint-Saëns, libretto di F. Lemaire (Weimar, 1877). 

 

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