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La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato:
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:
Art. 1
Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e
sulle altre associazioni criminali, anche straniere
1. E' istituita, per la durata della XVII legislatura, ai sensi
dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di
inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni
criminali, anche straniere in quanto operanti nel territorio
nazionale, con i seguenti compiti:
a) verificare l'attuazione della legge 13 settembre 1982, n. 646,
del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione,
nonche' nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, di
cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e delle altre
leggi dello Stato, nonche' degli indirizzi del Parlamento, con
riferimento al fenomeno mafioso e alle altre principali
organizzazioni criminali;
b) verificare l'attuazione delle disposizioni del decreto-legge
15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15
marzo 1991, n. 82, del decreto legislativo 29 marzo 1993, n. 119,
della legge 13 febbraio 2001, n. 45, e del regolamento di cui al
decreto del Ministro dell'interno 23 aprile 2004, n. 161, riguardanti
le persone che collaborano con la giustizia e le persone che prestano
testimonianza, e promuovere iniziative legislative e amministrative
necessarie per rafforzarne l'efficacia;
c) verificare l'attuazione delle disposizioni di cui alla legge
23 dicembre 2002, n. 279, relativamente all'applicazione del regime
carcerario di cui all'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n.
354, e successive modificazioni, alle persone imputate o condannate
per delitti di tipo mafioso;
d) accertare la congruita' della normativa vigente e della
conseguente azione dei pubblici poteri, formulando le proposte di
carattere normativo e amministrativo ritenute opportune per rendere
piu' coordinata e incisiva l'iniziativa dello Stato, delle regioni e
degli enti locali e piu' adeguate le intese internazionali
concernenti la prevenzione delle attivita' criminali, l'assistenza e
la cooperazione giudiziaria, anche al fine di costruire uno spazio
giuridico antimafia al livello dell'Unione europea e di promuovere
accordi in sede internazionale;
e) accertare e valutare la natura e le caratteristiche dei
mutamenti e delle trasformazioni del fenomeno mafioso e di tutte le
sue connessioni, comprese quelle istituzionali, con particolare
riguardo agli insediamenti stabilmente esistenti nelle regioni
diverse da quelle di tradizionale inserimento e comunque
caratterizzate da forte sviluppo dell'economia produttiva, nonche' ai
processi di internazionalizzazione e cooperazione con altre
organizzazioni criminali finalizzati alla gestione di nuove forme di
attivita' illecite contro la persona, l'ambiente, i patrimoni, i
diritti di proprieta' intellettuale e la sicurezza dello Stato, con
particolare riguardo alla promozione e allo sfruttamento dei flussi
migratori illegali, nonche' approfondire, a questo fine, la
conoscenza delle caratteristiche economiche, sociali e culturali
delle aree di origine e di espansione delle organizzazioni criminali;
f) indagare sul rapporto tra mafia e politica, sia riguardo alla
sua articolazione nel territorio e negli organi amministrativi, con
particolare riferimento alla selezione dei gruppi dirigenti e delle
candidature per le assemblee elettive, sia riguardo alle sue
manifestazioni che, nei successivi momenti storici, hanno determinato
delitti e stragi di carattere politico-mafioso;
g) accertare le modalita' di difesa del sistema degli appalti e
delle opere pubbliche dai condizionamenti mafiosi, le forme di
accumulazione dei patrimoni illeciti nonche' di investimento e
riciclaggio dei proventi derivanti dalle attivita' delle
organizzazioni criminali;
h) verificare l'impatto negativo, sotto i profili economico e
sociale, delle attivita' delle associazioni mafiose o similari sul
sistema produttivo, con particolare riguardo all'alterazione dei
principi di liberta' dell'iniziativa privata, di libera concorrenza
nel mercato, di liberta' di accesso al sistema creditizio e
finanziario e di trasparenza della spesa pubblica dell'Unione
europea, statale e regionale finalizzata allo sviluppo, alla crescita
e al sistema delle imprese;
i) verificare la congruita' della normativa vigente per la
prevenzione e il contrasto delle varie forme di accumulazione dei
patrimoni illeciti, del riciclaggio e dell'impiego di beni, denaro o
altre utilita' che rappresentino il provento delle attivita' della
criminalita' organizzata mafiosa o similare, con particolare
attenzione alle intermediazioni finanziarie e alle reti d'impresa,
nonche' l'adeguatezza delle strutture e l'efficacia delle prassi
amministrative, formulando le proposte di carattere normativo e
amministrativo ritenute necessarie, anche in riferimento alle intese
internazionali, all'assistenza e alla cooperazione giudiziaria;
l) verificare l'adeguatezza delle norme sulla confisca dei beni e
sul loro uso sociale e produttivo e proporre misure per renderle piu'
efficaci;
m) verificare l'adeguatezza delle strutture preposte alla
prevenzione e al contrasto dei fenomeni criminali nonche' al
controllo del territorio, anche consultando le associazioni di
carattere nazionale o locale che piu' significativamente operano nel
contrasto delle attivita' delle organizzazioni criminali di tipo
mafioso;
n) svolgere il monitoraggio sui tentativi di condizionamento e di
infiltrazione mafiosa negli enti locali e proporre misure idonee a
prevenire e a contrastare tali fenomeni, verificando l'efficacia
delle disposizioni vigenti in materia, anche con riguardo alla
normativa concernente lo scioglimento dei consigli comunali e
provinciali e la rimozione degli amministratori locali;
o) riferire alle Camere al termine dei suoi lavori, nonche' ogni
volta che lo ritenga opportuno e comunque annualmente.
2. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi
poteri e le stesse limitazioni dell'autorita' giudiziaria. La
Commissione non puo' adottare provvedimenti attinenti alla liberta' e
alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di
comunicazione nonche' alla liberta' personale, fatto salvo
l'accompagnamento coattivo di cui all'articolo 133 del codice di
procedura penale.
3. Eguali compiti sono attribuiti alla Commissione con riferimento
alle altre associazioni criminali comunque denominate, alle mafie
straniere, o di natura transnazionale ai sensi dell'articolo 3 della
legge 16 marzo 2006, n. 146, e a tutti i raggruppamenti criminali che
abbiano le caratteristiche di cui all'articolo 416-bis del codice
penale o che siano comunque di estremo pericolo per il sistema
sociale, economico e istituzionale.
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia, ai sensi
dell'art.10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei
decreti del Presidente della Repubblica e sulle
pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n.1092, al solo fine
di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle
quali e' operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Note all'art. 1:
Il testo dell'articolo 82 della Costituzione e' il
seguente:
"Art. 82. Ciascuna Camera puo' disporre inchieste su
materie di pubblico interesse.
A tale scopo nomina fra i propri componenti una
commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione
dei vari gruppi. La commissione di inchiesta procede alle
indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse
limitazioni della Autorita' giudiziaria.".
La legge 13 settembre 1982, n. 646 (Disposizioni in
materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale
ed integrazione alla L. 27 dicembre 1956, n. 1423, alla L.
10 febbraio 1962, n. 57 e alla L. 31 maggio 1965, n. 575.
Istituzione di una commissione parlamentare sul fenomeno
della mafia), e' pubblicata nella Gazz. Uff. 14 settembre
1982, n. 253.
Il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice
delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione,
nonche' nuove disposizioni in materia di documentazione
antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13
agosto 2010, n. 136), e' pubblicato nella Gazz. Uff. 28
settembre 2011, n. 226, S.O.
Il decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82 (Nuove
norme in materia di sequestri di persona a scopo di
estorsione e per la protezione dei testimoni di giustizia,
nonche' per la protezione e il trattamento sanzionatorio di
coloro che collaborano con la giustizia) , e' pubblicato
nella Gazz. Uff. 15 gennaio 1991, n. 12.
Il decreto legislativo 29 marzo 1993, n. 119
(Disciplina del cambiamento delle generalita' per la
protezione di coloro che collaborano con la giustizia), e'
pubblicato nella Gazz. Uff. 24 aprile 1993, n. 95.
La legge 13 febbraio 2001, n. 45 (Modifica della
disciplina della protezione e del trattamento sanzionatorio
di coloro che collaborano con la giustizia nonche'
disposizioni a favore delle persone che prestano
testimonianza), e'
pubblicata nella Gazz. Uff. 10 marzo 2001, n. 58, S.O.
Il decreto del Ministro dell'interno 23 aprile 2004, n.
161 (Regolamento ministeriale concernente le speciali
misure di protezione previste per i collaboratori di
giustizia e i testimoni, ai sensi dell'articolo 17-bis del
D.L. 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni,
dalla L. 15 marzo 1991, n. 82, introdotto dall'articolo 19
della L. 13 febbraio 2001, n. 45), e' pubblicato nella
Gazz. Uff. 25 giugno 2004, n. 147.
La legge 23 dicembre 2002, n. 279 (Modifica degli
articoli 4-bis e 41-bis della L. 26 luglio 1975, n. 354, in
materia di trattamento penitenziario), e' pubblicata nella
Gazz. Uff. 23 dicembre 2002, n. 300.
Il testo dell'articolo 41-bis della legge 26 luglio
1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e
sull'esecuzione delle misure privative e limitative della
liberta'), e' il seguente:
"Art. 41-bis. Situazioni di emergenza.
1. In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi
situazioni di emergenza, il Ministro della giustizia ha
facolta' di sospendere nell'istituto interessato o in parte
di esso l'applicazione delle normali regole di trattamento
dei detenuti e degli internati. La sospensione deve essere
motivata dalla necessita' di ripristinare l'ordine e la
sicurezza e ha la durata strettamente necessaria al
conseguimento del fine suddetto.
2. Quando ricorrano gravi motivi di ordine e di
sicurezza pubblica, anche a richiesta del Ministro
dell'interno, il Ministro della giustizia ha altresi' la
facolta' di sospendere, in tutto o in parte, nei confronti
dei detenuti o internati per taluno dei delitti di cui al
primo periodo del comma 1 dell'articolo 4-bis o comunque
per un delitto che sia stato commesso avvalendosi delle
condizioni o al fine di agevolare l'associazione di tipo
mafioso, in relazione ai quali vi siano elementi tali da
far ritenere la sussistenza di collegamenti con
un'associazione criminale, terroristica o eversiva,
l'applicazione delle regole di trattamento e degli istituti
previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto
contrasto con le esigenze di ordine e di sicurezza. La
sospensione comporta le restrizioni necessarie per il
soddisfacimento delle predette esigenze e per impedire i
collegamenti con l'associazione di cui al periodo
precedente. In caso di unificazione di pene concorrenti o
di concorrenza di piu' titoli di custodia cautelare, la
sospensione puo' essere disposta anche quando sia stata
espiata la parte di pena o di misura cautelare relativa ai
delitti indicati nell'articolo 4-bis.
2-bis. Il provvedimento emesso ai sensi del comma 2 e'
adottato con decreto motivato del Ministro della giustizia,
anche su richiesta del Ministro dell'interno, sentito
l'ufficio del pubblico ministero che procede alle indagini
preliminari ovvero quello presso il giudice procedente e
acquisita ogni altra necessaria informazione presso la
Direzione nazionale antimafia, gli organi di polizia
centrali e quelli specializzati nell'azione di contrasto
alla criminalita' organizzata, terroristica o eversiva,
nell'ambito delle rispettive competenze. Il provvedimento
medesimo ha durata pari a quattro anni ed e' prorogabile
nelle stesse forme per successivi periodi, ciascuno pari a
due anni. La proroga e' disposta quando risulta che la
capacita' di mantenere collegamenti con l'associazione
criminale, terroristica o eversiva non e' venuta meno,
tenuto conto anche del profilo criminale e della posizione
rivestita dal soggetto in seno all'associazione, della
perdurante operativita' del sodalizio criminale, della
sopravvenienza di nuove incriminazioni non precedentemente
valutate, degli esiti del trattamento penitenziario e del
tenore di vita dei familiari del sottoposto. Il mero
decorso del tempo non costituisce, di per se', elemento
sufficiente per escludere la capacita' di mantenere i
collegamenti con l'associazione o dimostrare il venir meno
dell'operativita' della stessa.
2-ter.
2-quater. I detenuti sottoposti al regime speciale di
detenzione devono essere ristretti all'interno di istituti
a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente
in aree insulari, ovvero comunque all'interno di sezioni
speciali e logisticamente separate dal resto dell'istituto
e custoditi da reparti specializzati della polizia
penitenziaria. La sospensione delle regole di trattamento e
degli istituti di cui al comma 2:
a) l'adozione di misure di elevata sicurezza interna ed
esterna, con riguardo principalmente alla necessita' di
prevenire contatti con l'organizzazione criminale di
appartenenza o di attuale riferimento, contrasti con
elementi di organizzazioni contrapposte, interazione con
altri detenuti o internati appartenenti alla medesima
organizzazione ovvero ad altre ad essa alleate;
b) la determinazione dei colloqui nel numero di uno al
mese da svolgersi ad intervalli di tempo regolari ed in
locali attrezzati in modo da impedire il passaggio di
oggetti. Sono vietati i colloqui con persone diverse dai
familiari e conviventi, salvo casi eccezionali determinati
volta per volta dal direttore dell'istituto ovvero, per gli
imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado,
dall'autorita' giudiziaria competente ai sensi di quanto
stabilito nel secondo comma dell'articolo 11. I colloqui
vengono sottoposti a controllo auditivo ed a registrazione,
previa motivata autorizzazione dell'autorita' giudiziaria
competente ai sensi del medesimo secondo comma
dell'articolo 11; solo per coloro che non effettuano
colloqui puo' essere autorizzato, con provvedimento
motivato del direttore dell'istituto ovvero, per gli
imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado,
dall'autorita' giudiziaria competente ai sensi di quanto
stabilito nel secondo comma dell'articolo 11, e solo dopo i
primi sei mesi di applicazione, un colloquio telefonico
mensile con i familiari e conviventi della durata massima
di dieci minuti sottoposto, comunque, a registrazione. I
colloqui cono comunque videoregistrati. Le disposizioni
della presente lettera non si applicano ai colloqui con i
difensori con i quali potra' effettuarsi, fino ad un
massimo di tre volte alla settimana, una telefonata o un
colloquio della stessa durata di quelli previsti con i
familiari;
c) la limitazione delle somme, dei beni e degli oggetti
che possono essere ricevuti dall'esterno;
d) l'esclusione dalle rappresentanze dei detenuti e
degli internati;
e) la sottoposizione a visto di censura della
corrispondenza, salvo quella con i membri del Parlamento o
con autorita' europee o nazionali aventi competenza in
materia di giustizia;
f) la limitazione della permanenza all'aperto, che non
puo' svolgersi in gruppi superiori a quattro persone, ad
una durata non superiore a due ore al giorno fermo restando
il limite minimo di cui al primo comma dell'articolo 10.
Saranno inoltre adottate tutte le necessarie misure di
sicurezza, anche attraverso accorgimenti di natura
logistica sui locali di detenzione, volte a garantire che
sia assicurata la assoluta impossibilita' di comunicare tra
detenuti appartenenti a diversi gruppi di socialita',
scambiare oggetti e cuocere cibi.
2-quinquies. Il detenuto o l'internato nei confronti
del quale e' stata disposta o prorogata l'applicazione del
regime di cui al comma 2, ovvero il difensore, possono
proporre reclamo avverso il procedimento applicativo. Il
reclamo e' presentato nel termine di venti giorni dalla
comunicazione del provvedimento e su di esso e' competente
a decidere il tribunale di sorveglianza di Roma. Il reclamo
non sospende l'esecuzione del provvedimento.
2-sexies. Il tribunale, entro dieci giorni dal
ricevimento del reclamo di cui al comma 2-quinquies, decide
in camera di consiglio, nelle forme previste dagli articoli
666 e 678 del codice di procedura penale, sulla sussistenza
dei presupposti per l'adozione del provvedimento.
All'udienza le funzioni di pubblico ministero possono
essere altresi' svolte da un rappresentante dell'ufficio
del procuratore della Repubblica di cui al comma 2-bis o
del procuratore nazionale antimafia. Il procuratore
nazionale antimafia, il procuratore di cui al comma 2-bis,
il procuratore generale presso la corte d'appello, il
detenuto, l'internato o il difensore possono proporre,
entro dieci giorni dalla sua comunicazione, ricorso per
cassazione avverso l'ordinanza del tribunale per violazione
di legge. Il ricorso non sospende l'esecuzione del
provvedimento ed e' trasmesso senza ritardo alla Corte di
cassazione. Se il reclamo viene accolto, il Ministro della
giustizia, ove intenda disporre un nuovo provvedimento ai
sensi del comma 2, deve, tenendo conto della decisione del
tribunale di sorveglianza, evidenziare elementi nuovi o non
valutati in sede di reclamo.
2-septies. Per la partecipazione del detenuto o
dell'internato all'udienza si applicano le disposizioni di
cui all'articolo 146-bis delle norme di attuazione, di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale,
di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271.".
Il testo dell'articolo 133 del codice di procedura
penale, cosi' come da ultimo modificato dall'articolo 26
della legge 30 giugno 2009, n. 85, e' il seguente:
"Art. 133. Accompagnamento coattivo di altre persone.
1. Se il testimone, il perito, la persona sottoposta
all'esame del perito diversa dall'imputato, il consulente
tecnico, l'interprete o il custode di cose sequestrate,
regolarmente citati o convocati, omettono senza un
legittimo impedimento di comparire nel luogo, giorno e ora
stabiliti, il giudice puo' ordinarne l'accompagnamento
coattivo e puo' altresi' condannarli, con ordinanza, a
pagamento di una somma da euro 51 a euro 516 a favore della
cassa delle ammende nonche' alle spese alle quali la
mancata comparizione ha dato causa.
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 132.".
Il testo dell'articolo 3 della legge 16 marzo 2006, n.
146 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei
Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine
organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea
generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001), e' il
seguente:
"Art. 3. Definizione di reato transnazionale.
1. Ai fini della presente legge si considera reato
transnazionale il reato punito con la pena della reclusione
non inferiore nel massimo a quattro anni, qualora sia
coinvolto un gruppo criminale organizzato, nonche':
a) sia commesso in piu' di uno Stato;
b) ovvero sia commesso in uno Stato, ma una parte
sostanziale della sua preparazione, pianificazione,
direzione o controllo avvenga in un altro Stato;
c) ovvero sia commesso in uno Stato, ma in esso sia
implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in
attivita' criminali in piu' di uno Stato;
d) ovvero sia commesso in uno Stato ma abbia effetti
sostanziali in un altro Stato.".
Il testo dell'articolo 416-bis del codice penale, e' il
seguente:
"Art. 416-bis. Associazioni di tipo mafioso anche
straniere.
Chiunque fa parte di un'associazione di tipo mafioso
formata da tre o piu' persone, e' punito con la reclusione
da sette a dodici anni.
Coloro che promuovono, dirigono o organizzano
l'associazione sono puniti, per cio' solo, con la
reclusione da nove a quattordici anni.
L'associazione e' di tipo mafioso quando coloro che ne
fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del
vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e
di omerta' che ne deriva per commettere delitti, per
acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o
comunque il controllo di attivita' economiche, di
concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici
o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per se' o per
altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero
esercizio del voto o di procurare voti a se' o ad altri in
occasione di consultazioni elettorali.
Se l'associazione e' armata si applica la pena della
reclusione da nove a quindici anni nei casi previsti dal
primo comma e da dodici a ventiquattro anni nei casi
previsti dal secondo comma.
L'associazione si considera armata quando i
partecipanti hanno la disponibilita', per il conseguimento
della finalita' dell'associazione, di armi o materie
esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di
deposito.
Se le attivita' economiche di cui gli associati
intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate
in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il
profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti
sono aumentate da un terzo alla meta'.
Nei confronti del condannato e' sempre obbligatoria la
confisca delle cose che servirono o furono destinate a
commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il
prodotto, il profitto o che ne costituiscono l'impiego.
[Decadono inoltre di diritto le licenze di polizia, di
commercio, di commissionario astatore presso i mercati
annonari all'ingrosso, le concessioni di acque pubbliche e
i diritti ad esse inerenti nonche' le iscrizioni agli albi
di appaltatori di opere o di forniture pubbliche di cui il
condannato fosse titolare].
Le disposizioni del presente articolo si applicano
anche alla camorra, alla 'ndrangheta e alle altre
associazioni, comunque localmente denominate, anche
straniere, che valendosi della forza intimidatrice del
vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a
quelli delle associazioni di tipo mafioso.".